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Ma può rinascere la sinistra?

giugno 18, 2009

Poiché, come cita Leogrande, in politica non esistono spazi vuoti, chi questo spazio effettivamente non lo occupa, è perché si sostanzia di un vuoto strutturale e identitario. Un vuoto che nell’evidenza dei fatti non riesce più a colmarsi della semplice antitesi, come poteva essere inizialmente per la sinistra italiana, alla destra e al berlusconismo, ma va esorcizzato con l’autonomia, concetto assai più complicato e tuttavia inaggirabile di fronte a questioni nevralgiche e fondanti della società (moralità) civile.

di Alessandro Leogrande

Forse non sopravviveremo al berlusconismo. E per una volta, per berlusconismo, non intendiamo una sorta di carattere antropologico degli italiani, un loro sentire e fare maggioritario, un’onda lunga della storia recente che informa la prassi privata e politica indipendentemente da chi effettivamente governa. No: questa volta intendiamo proprio il berlusconismo politico. Oggi, per la prima volta, l’Italia, e soprattutto quel che resta della sinistra italiana, corrono il forte rischio che Berlusconi non abbandoni per molti anni le stanze del potere. Che sia Palazzo Chigi o il Quirinale, che il neonato Pdl arrivi al 40%, al 45% o al 51%, che il peso della Lega sia o meno determinante per gli equilibri parlamentari, l’ipotesi che Berlusconi rimanga saldamente al comando è più che concreta. Allo stesso tempo, però, mai come oggi si ha la sensazione che a produrre questa situazione non sia stata la “rivoluzione berlusconiana” (forte, anche esteticamente, a metà anni novanta; tutto sommato abbastanza senescente oggi), non sia stato un particolare disegno autoritario (per quanto le intenzioni di svuotare delle loro funzioni e autonomia gli altri poteri, legislativo e giudiziario, ci siano tutte), non sia stata (ancora, almeno) l’involuzione sostanziale delle nostre istituzioni. È stato (soprattutto) il crollo disarmante delle opposizioni. La loro liquefazione politica, culturale, sociale. Il loro riprodurre in farsa un ruolo che invece nelle democrazie è nevralgico.
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