Il papi di Silvio

by

di Aldo Busi

Ringrazio Peppi Nocera, che nel suo blog Kirkpinar ospita da tempo gli interventi di Aldo Busi, e che ci ha concesso molto gentilmente di riprodurre il seguente pezzo sullo scandalo governativo delle ultime settimane.

Occorre un’emotività rimasta infantile per preferire amici prezzolati a nemici gratis! E la radice malata che blocca la crescita emotiva, intellettuale, sociale, sentimentale, sessuale e infine politica e civile di un maschio, e che lo porta a regredire in modo costante e masochistico nel tempo, è ben piantata nella figura del padre tanto perfetto quanto “inarrivabile”, e di solito è un padre autoritario, anche in modo mellifluo, intransigente, ricattatore ad oltranza (che sia morto può solo aggravare lo stato psicotico paterdipendente dell’orfano, avesse pure settantadue anni). Il padre, che non poteva non andare che in Paradiso, lo guarda dall’alto e lo giudica in ogni istante del suo sentire e del suo fare, e lo giudica solo in base a un metro: le cosiddette palle, tirate fuori o tenute dentro. Per l’anziano orfanello, ancora vacillante creta in divenire, avere le palle verrà confuso col non avere debolezze, compassione, autoironia, capacità d’ascolto. Come farà ad avere degli amici se vorrà solo essere ascoltato senza mai ascoltarli?

Penso che l’unico amico di Berlusconi disinteressato – e gli amministra milioni di milioni – sia Fedele Confalonieri, il quale, d’altronde, può intervenire amicalmente per metterlo in guardia dello sballottamento e scosse in corso solo a uova rotte e a frittata fatta, mai prima, proprio come chiunque altro dell’abnorme entourage. All’infuori di Fedele Confalonieri, intorno a Berlusconi vedo solo nemici nell’ombra, cioè ex amici prezzolati pronti a balzargli addosso alla minima deroga nei pagamenti e favori e raccomandazioni e sblocchi di licenze edilizie pattuiti per fargli da amico dello schermo, cioè di facciata: giornalisti, guardie del corpo, direttori di giornali e telegiornali, avvocati, industriali in cerca di commesse pubbliche, ruffiani di panza, utilizzate finali compiacenti fintanto che restano in Parlamento o alle quali viene promesso di entrarci ecc. Deve essere una vita o orribile o, a seconda dei punti di vista, molto divertente, con i suoi tanti colpi di scena e di bacino – tutta una danza del ventre, le cui danzatrici più esperte restano gli yes men a seguito.

Non saprei dire con quale pensiero dominante Berlusconi cerca di chiudere gli occhi e dormire un poco, perché a) impossibile entrare nella testa dalle troppe identità ‘intime’ tutte fittizie e tutte vere al contempo e negli scompensi psicologici di una prostata ‘in assenza’ (ma non potrebbe fregarsene e s-ciao?), b) non credo che lui sia mai disposto a parlarne con qualcuno nei soli modi possibili, cioè psichiatrici, in cui il presupposto per capirci qualcosa non è tanto e solo la sincerità del paziente sul sofà, ma la sincerità finale dell’ipotetico e coraggioso analista. Chissà da quanti anni Berlusconi non parla più con qualcuno cuore in mano o, se anche ne avesse avuto uno non fatto di pixel, se si è limitato a parlare senza mai permettere all’interlocutore di piazzare una frase o un parere diverso da quello convogliato da lui stesso che gli si confida.

Nel mio Manuale del perfetto papà ho scritto che l’uomo di potere, politico o economico e tanto di più se possiede entrambi, è talmente diffidente di ogni manifestazione di affetto gratuito che è costretto dal suo stesso ruolo, che non può mettere a repentaglio per nessuna ragione e tanto meno per “amore”, a preferire esclusivamente affetti (e sveltine) a tempo, cioè pagati un tanto a ora o a vacanza a chi gliene fa dimostrazione avendo l’abilità di farli sembrare autentici slanci e possibilmente eterni. L’uomo di potere sa che non ha niente da temere da una schiera di attori e di attrici a contratto stagionale, cachet sproporzionato per la pessima recita a parte, e non ci sarebbe niente da obiettare se se li pagasse con i soldi suoi, ma qui stiamo parlando di qualcuno che regge la destinazione delle casse dello Stato e, ricatti in agguato a parte, è disgustoso che si paghi le sue ubbie machiste (più che giustificate in un industriale o in banchiere o in manager d’alto bordo) con i soldi dei contribuenti. E per soldi intendo anche i soldi che fa perdere al Paese un primo ministro part-time, visto l’uso improprio che fa della maggior parte del suo tempo – questi sono stati tre mesi di vuoto istituzionale, e lo si sente: nel galoppante menefreghismo sui treni, alle Poste, negli aeroporti, negli ospedali, tra le stesse forze dell’ordine.

La cosa per me più aberrante da un punto di vista istituzionale è che Berlusconi, dopo aver corrotto giudici e fattosi assolvere o “stralciare” per reati gravissimi grazie a leggi ad persona, possa cadere quale primo ministro per un peccatuccio della carne (similpeccatuccio per similcarne, intendiamoci, ma sembra poi l’unico al quale si è dimostrata sensibile e civilmente ribelle la pur irreprensibile, secondo me, moglie e madre Veronica Lario: possibile che non avesse niente da dire quando lo stalliere di provata mafia Mangano girava tranquillamente in casa sua e poteva accostarsi ai figli piccoli?). Niente è più vile del ricatto sessuale, e ripristinare il termine “minorenne” per colpire un uomo, dopo che l’abisso anche giuridico ed etico tra rapporti sessuali tra un adulto e un bambino o un minore è diventato opinione comune (“tutti i bambini sono minori ma non tutti i minori sono bambini” è una frase che a me è costata vent’anni fa niente meno che una causa per apologia della pedofilia) è davvero un mezzuccio schifoso: se quelle ragazze al di sotto dei diciotto anni tirate in ballo da Repubblica e dalla signora Lario (alla quale va comunque il mio grazie per avere definito “ciarpame” le candidature al parlamento europeo di donnette nullafacenti, a parte lo sforzo di mantenere il culo per aria, bloccandone di fatto l’ascesa) sono minori o anche solo minorenni, allora lo sono anche i Tre Porcellini, che, sì, restano porcellini e porchette nei fumetti anche di oggi della Disney, ma è da cent’anni che, avendo l’aria anagrafica di eterni innocenti, fanno maialate tra di loro e danno poi la colpa al lupo.

Infine, io a questo punto della sua e soprattutto della nostra vita avrei una sola domanda da fare sotto giuramento a Silvio Berlusconi: “Quali sono stati e, soprattutto, quali sono i rapporti con Suo padre?”. Potrei essergli ed esserci utile più di ogni inane processo passato e a venire.

A.B.

P.S. siccome non ho alcuna chance di diventare un utilizzatore finale, non c’è da qualche parte un uomo di buona volontà disposto a fare di me almeno un’utilizzata iniziale, e gratis, anzi, che gli pago pure il trasporto? Sempre che sia buono a procurarmelo, neh.

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5 Risposte to “Il papi di Silvio”

  1. eva Says:

    “La cosa per me più aberrante da un punto di vista istituzionale è che Berlusconi, dopo aver corrotto giudici e fattosi assolvere o “stralciare” per reati gravissimi grazie a leggi ad persona, possa cadere quale primo ministro per un peccatuccio della carne”.

    E infatti non è caduto. E’ ancora lì che piroetta sulle macerie del suo Paese.
    E’ L’ ITALIA, BELLEZZA!

  2. eva Says:

    Dott. Lagioia,
    mi rendo conto che questa non è la sede più idonea per parlarne, ma è davvero molto che attendo l’uscita di “Riportando tutto a casa”. So che era prevista per febbraio…

    Cordialmente.

  3. Nic Says:

    Cara Eva,
    il libro esce a settembre (credo intorno a fine mese). Intanto, se mi riesce, proverò a cercare e postare qualche altro pezzo interessante per il blog nelle prossime settimane.
    un caro saluto,
    Nicola

  4. eva Says:

    Speravo prima, ma almeno non dovrò aspettare Natale (?).
    Grazie per l’informazione e ricambio il saluto.
    Eva

  5. eva Says:

    “La cosa più aberrante per me è che”,
    a distanza di qualche mese da questo blog, Marrazzo venga pedinato, filmato, ricattato e, fondamentalmente CONDANNATO dall’ opinione pubblica (e da un partito troppo preso dal vuoto delle sue primarie) per un reato che non esiste (“andar per trans”), mentre del crimine, quello sì, troppo reale e previsto dal codice penale, commesso da QUATTRO “Tutori Dell’Ordine” non si sente quasi nulla, tanto meno una condanna. E Gasparri può gridare, in piena libertà, che finalmente la sinistra può fare i conti con la sua Immoralità.

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