Archive for luglio 2009

Il Grande Fratello ai tempi degli zombie

luglio 30, 2009

Questo articolo è apparso, in forma diversa, sul bimestrale PiBook, nei numeri di gennaio/febbraio 2008 e di marzo/aprile 2008.

di Giorgio Vasta

Più o meno, la televisione la guardiamo tutti. Lamentandocene, e a ragione, oppure seguendone i programmi con sospetta appassionata partecipazione. In ogni caso, anche quando vogliamo farne a meno, anche nei periodi in cui abbiamo l’impulso a chiudere l’apparecchio dentro il cestello della lavatrice, ugualmente quello che sta nella tv, e che dalla tv viene fuori, ci raggiunge. Perché la tv è tentacolare, si insinua in ogni interstizio, arriva dappertutto. È come la polvere quando abbiamo appena finito di pulire: c’è ancora.
(more…)

Intervista a Walter Siti

luglio 29, 2009

Apriamo, con questo pezzo, un piccolo ciclo di interviste che Peppe Fiore ha fatto a personaggi della letteratura, del cinema, del fumetto. Si comincia con Walter Siti.

di Peppe Fiore

«La cocaina è un po’ il simbolo eccellente della nostra società. La nostra è una società dopata, una cocaina a lento rilascio. Perché presuppone desideri sempre più eclatanti, esattamente come il cocainomane ha bisogno di sempre più droga. Ma se questo è vero, è vero anche il risultato: cioè una completa apatia. Io ho l’impressione che, emergenze a parte, quello che domina complessivamente oggi sia davvero una specie di chissenefrega generale: guardiamo il soffitto e speriamo che passi. È vero, intellettualmente sono un po’ disperato di mio. Ma stranamente questa convinzione è più forte quanto più nella vita privata sto bene».
(more…)

Un laico nel paese dei credenti

luglio 26, 2009

Carlo Carabba interviene in risposta all’articolo di Andrea Inglese, Un ateo nel paese dei credenti, pubblicato su Nuovi Argomenti e riproposto da minimaetmoralia; lo fa sostituendo significativamente una parola del titolo e spostando di non poco le argomentazioni del dibattere.

di Carlo Carabba

È difficile negare il peso della Chiesa cattolica sulla vita politica italiana. Da vicende apparentemente futili (la mancata visita di Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza), ad altre ben più drammatiche (drammaticità particolarmente evidente in casi che pongono problemi di bioetica, quali la morte di Piergiorgio Welby o i recenti fatti di cronaca legati all’aborto da Napoli a Genova), passando per gli appelli ecclesiastici e le manifestazioni in piazza in occasione del dibattito sui Dico o sulla fecondazione assistita sino agli appelli del voto con discernimento, la chiesa cattolica rivendica un ruolo determinante nella direzione politica del paese (ambizione che vanta peraltro origini millenarie[1]).
(more…)

Un ateo nel paese di credenti

luglio 24, 2009

Francesco Pacifico ci ha segnalato due pezzi sull’ateismo usciti nel 2008 per Nuovi Argomenti. Il primo qui sotto è di Andrea Inglese, un ateo (appunto) nel paese dei credenti; per la risposta di Carlo Carabba dovrete attendere qualche giorno invece, perché entrambi i pezzi sono molto lunghi e densi di riferimenti e approfondimenti sul tema, e non volevamo noi di minimaetmoralia, che vi perdeste neppure un colpo di questo scontro sui massimi sistemi.

di Andrea Inglese

Nessuno può negare una cosa, l’Italia è un paese di credenti. La fede religiosa, da noi, è posseduta perfino dagli atei, nella forma del come se. Anche il non credente, insomma, non si priva dei vantaggi della credenza. In effetti, ognuno vi attinge un po’ secondo i suoi bisogni. Il serbatoio è certo ampio, anche per ragioni geografiche. La Santa Sede, collocata proprio al centro del paese, ne permette un approvvigionamento di tipo cattolico, mirato e costante attraverso tutte le sue terminazioni curiali e parrocchiali. Benché questa elargizione appaia senza remore, ed ognuno vi tuffi secchi quanto gli garba, l’istituzione passa poi a riscuotere il dovuto compenso.
(more…)

L’ultimo giorno di Firmin

luglio 22, 2009

Credo che i capolavori del modernismo abbiano ancora molto da dare agli appassionati di letteratura. Tra questi c’è sicuramente Sotto il vulcano di Malcolm Lowry. Per i lettori che non si siano mai addentrati nella «Divina Commedia ubriaca» dello scrittore inglese o per quelli che – pur conoscendola e amandola – continuano a farsene interrogare, proponiamo questo importante e sentito pezzo di Enzo Golino, che di Lowry si occupa sin dai tempi del Mondo di Pannunzio (un suo articolo su Ultramarina uscì nel 1964) e ha continuato a farlo nel corso degli anni. Un ringraziamento a Golino per averci concesso di riprodurre qui il suo lavoro, e una buona lettura agli amici di MinimaetMoralia.

di Enzo Golino

Pochi scrittori come l’inglese Malcom Lowry sanno raccontare il primordiale senso di colpa che accompagna i destini dell’umanità. Più vicino a Conrad e a Melville che a Dostoevskij, l’autore di Sotto il vulcano trasforma l’autobiografico console Geoffey Firmin in un capro espiatorio dell’angoscia metafisica. Lo sfrenato narcisismo di quest’uomo ironico e appassionato, lucido anche nelle nebbie del delirio alcolico, è un retaggio romantico approdato agli esperimenti del romanzo moderno. E il Modernismo letterario di matrice anglosassone, situato fra il 1910 e il 1930 – suo massimo vertice l’Ulisse di Joyce – è la culla in cui matura la narrativa di Lowry, quasi tutta tradotta in italiano fin dal racconto «Elefante e Colosseo» (presentazione di Emilio Tadini, Quaderni milanesi n.1, autunno 1960).
(more…)

Tra il vero e il falso

luglio 20, 2009

di Cristiano de Majo

jzjoe8

Incontrare una celebrità per strada mi fa sempre provare una specie di vertigine, come se l’esistenza in carne e ossa dei personaggi fosse un’ipotesi la cui verifica ha la portata di una rivelazione sconvolgente.
Quando vedo un personaggio, continuo a guardarlo come per assicurarmi che esista davvero, che non sia un’interferenza dell’etere, l’invasione di campo di una irrealtà sempre più debordante.
Mi è capitato qualche tempo fa a Milano. Passeggiavo per le strade del centro quando, in prossimità di un semaforo, la persona con cui stavo chiacchierando ha attirato la mia attenzione tirandomi per il braccio. Davanti ai miei occhi Simona Ventura e Stefano Bettarini discutevano a una certa distanza ricreando un equilibrio spaziale perfetto, che li faceva apparire manichini viventi. Non si guardavano in faccia, ma sembravano rivolti verso un pubblico fantasma sfruttando i loro profili migliori. Probabilmente la forza dell’abitudine deve imporgli di trovarsi alla presenza di un osservatore esterno anche quando vanno a fare la spesa, come se la sostanza di cui sono composti trovasse un’unica spiegazione nell’esistenza di uno sguardo.
(more…)

La nostra amatissima: intervista a Toni Morrison

luglio 17, 2009

Ácoma è una bellissima rivista di studi nord-americani pubblicata da Shake. Invitiamo i lettori che non la conoscessero a farne l’esperienza. E ringraziamo il comitato di redazione della rivista per averci concesso di pubblicare questa lunga intervista a Toni Morrison risalente al ’95, a cura di Bruno Cartosio e Alessandro Portelli. È uscito di recente in Italia – pubblicato da Frassinelli – il nuovo romanzo di Toni Morrison, Il dono. Crediamo che pubblicare questo pezzo sia un buon modo per celebrare una delle voci più significative della letteratura statunitense

Una sera a Harlem, dopo l’assegnazione del Premio Nobel, ho visto un cartello nella vetrina di una piccola libreria. Diceva: “Congratulazioni, Toni Morrison, la nostra amatissima” (our beloved). Che effetto le fa quel “nostra”?

(more…)

Il pensiero politico di Obama

luglio 15, 2009

di Alessandro Leogrande

A oltre sei mesi dall’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, vorrei tirar fuori un commento che scrissi a caldo per Lo straniero (n. 102-103, dicembre 2008-gennaio 2009) sulla sua vittoria elettorale di novembre 2008, e sulla campagna elettorale che ha portato alla sua elezione. Perché? Perché credo che, anche a distanza di tempo, bisogna avere il coraggio di ribadire ciò che si è scritto a caldo, azzardando una presa di posizione. Ma non è solo per questo. Obama è una meteora che ha scombussolato le sinistre occidentali, rigenerando parte del nostro discorso e facendo proprie (nel senso che le ha letteralmente portate alla Casa Bianca) parole e idee che fino a pochi anni fa si sentivano solo in cortei e assemblee minoritarie (o in carbornari seminari universitari). The times they are a-changin’, cantava Dylan… Tuttavia, nonostante il fascino della sua escalation politica, in molti rimangono sospettosi, titubanti, pronti alle prime critiche. Obama ci è o ci fa? Questa la domanda, neanche tanto sottaciuta, che attraversa le scosse sinistre. Detto in altri termini: cosa cova sotto le parole; e – soprattutto – i buoni discorsi hanno il potere di cambiare il corso degli eventi? Come è evidente, queste sono domande cruciali che trascendono la figura e il ruolo dello stesso Obama. E allora?
(more…)

Europa: avvenire dell’America

luglio 13, 2009

Riportiamo l’articolo di Sergio Luzzatto apparso domenica 5 luglio sul Sole 24 ore.

di Sergio Luzzatto

Non il “politichese”, ma l’economichese”, è l’esperanto del nostro tempo. Del sogno di una lingua universale coltivato da un fantasioso quanto ingenuo oculista polacco di fine Ottocento, Ludwik Zamenhof detto “Doktoro Esperanto”, sembra oggi non essere rimasto in vita che un gergo planetario fatto con le parole dell’economia: crescita, tassi, rendimenti, interessi, efficienza, produttività… E’ la lingua di un culto, il culto contemporaneo del mercato e delle presunte sue leggi di bronzo. Come se gli obiettivi economici fossero finalità necessarie e sufficienti in se stesse, anziché mezzi per raggiungere un fine politico collettivo.

(more…)

Una conversazione con Rem Koolhaas

luglio 10, 2009

di Gianluigi Ricuperati

GR: Visto che questa sarà una conversazione sulla scrittura e sulla letteratura, vorrei dichiarare con forza che almeno ora, per questa occasione, Rem Koolhaas non è un architetto ma uno scrittore. La mia prima domanda, infatti, riguarda l’angoscia dell’influenza, termine coniato da Harold Bloom, un teorico della letteratura che in un suo saggio sostiene che per trovare la propria voce bisogna liberarsi dell’influenza dei padri. Vorrei chiedere a Rem Koolhaas da quali influenze si è liberato, se pensa di aver trovato una propria voce e, se sì, quando l’ha trovata. Per me la sua “voce” assomiglia a qualcosa di simile al film Weekend di Jean-Luc Godard riscritto da Roland Barthes.

RK: Questa è la prima volta che sono invitato a parlare in veste di scrittore, e ne sono molto felice. Credo che nel mio caso l’angoscia dell’influenza sia una questione particolarmente complessa perché mio padre era uno scrittore e lo sforzo maggiore per me è stato convincere me stesso che potevo entrare nel territorio già occupato da lui. Ho cominciato a scrivere di architettura e di architettura di interni in inglese, una lingua che non era la mia, e penso che questa sia stata forse la mia prima strategia per liberarmi, per entrare in un territorio differente in cui il confronto fosse più libero e anonimo. Come dimostrano le mie opere o la mia carriera, più che temere le influenze le ho accettate volentieri. Ritengo anzi che alcuni dei miei contributi più originali siano quelli che sono stati più soggetti a un’influenza esterna. Ho capovolto il modello, insomma.

(more…)