Zemanlandia

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Questo articolo è apparso sul Riformista.

di Nicola Lagioia

zeman_bogCampionato di serie B, 10 dicembre 1989. Il Foggia ha appena perso contro il Parma davanti ai suoi tifosi, e rischia di sprofondare definitivamente in zona retrocessione. Gli ultras di casa, inferociti, stringono d’assedio il Zaccheria: urlano, intonano cori minacciosi, vorrebbero regolare i conti di persona con calciatori e mister. I rossoneri, rifugiatisi negli spogliatori, cominciano a infilare le uscite secondarie nella speranza di non essere notati da nessuno. È una triste pantomima andata in scena un’infinità di volte sui campi di calcio del nostro paese: a ciascuno la sua parte. E tuttavia, qualche minuto dopo, in modo assolutamente imprevedibile, all’uscita principale dello stadio si presenta un uomo. È Zdeněk Zeman, l’ancora semisconosciuto allenatore del Foggia: spalle strette in un trench bogartiano, sigaretta tra le labbra, raccoglie sputi e insulti senza battere ciglio. Alza infine lo sguardo di ghiaccio verso chi vorrebbe linciarlo, e zittisce tutti quanti sussurrando mollemente: «non. sprecate. fiato».
Pochi anni dopo, con una squadra di ragazzini il cui costo complessivo non supera le spese di pedicure di Van Basten, farà sognare un’intera città lottando per la Uefa nella massima serie.
È questo uno dei momenti più intensi rievocati da Zemanlandia, il bellissimo documentario di Giuseppe Sansonna che verrà presentato alla Casa del Cinema di Roma il prossimo 28 settembre alle 10.30. Si tratta di un appuntamento imperdibile per chi ama Zeman, per chi è convinto che prodigi e mostruosità del calcio siano uno specchio nemmeno tanto deformante del nostro paese, e per chi voglia la dimostrazione di come – ad avere idee forti e molta dedizione – un budget che non basterebbe a Tornatore per mezza inquadratura sia capace (artisticamente) di affondare molti pianisti sull’oceano. Miracolo produttivo a parte, Sansonna ha portato a segno almeno altre tre imprese: innanzitutto, è riuscito a riunire dopo quindici anni (intorno a un tavolo da tressette!) il Foggia del calcio totale: da Zeman, al magnate del grano Pasquale Casillo che lasciò la presidenza della squadra dopo essere stato arrestato per associazione camorristica (l’assoluzione è arrivata nel 2007), al geniale direttore sportivo Peppino Pavone, al magazziniere, al viceallenatore di allora. Quindi, messi gli ex compagni di avventura a proprio agio (è meraviglioso vedere il massaggiatore Dino Rabbaglietti che gioca a carte e si rivolge a Zeman chiamandolo: il muto senza nessun timore reverenziale), Sansonna ha chiesto loro di raccontare quell’esperienza irripetibile scatenando un fiume in piena di aneddotica: dalla decisione di prendere il boemo per allenare il Foggia («lui allenava il Licata», dice il vulcanico Casillo, «e fu quando perse 4 a 1 contro di noi che pensai di assumerlo: loro stavano tre gol sotto, è vero, però alla fine della partita correvano il doppio»), agli allenamenti fatti per risparmiare tra i crateri di un oratorio («lui promesso campo vero, io sto ancora aspettando», dice Zeman punzecchiando Casillo), alle follie dei tifosi e delle tv locali, alla fine del ciclo dei Signori e dei Baiano (divertentissima la successione tra la scena d’epoca in cui Casillo tuona tutto incazzato contro i giornalisti: «non venderò nessuno!» e il Casillo attuale che ricorda divertito: «vendemmo tutti…»)
Ma è quando Sansonna mette faccia a faccia Zeman e il suo ex presidente che il documentario prende davvero il volo, sostenuto dall’impeccabile colonna sonora di Pippo Foglianese. Abbandonato il tavolo da gioco, seduti sul divano uno accanto all’altro in un’atmosfera da resa dei conti vagamente ispirata a C’era una volta in America, Casillo e Zeman giganteggiano dai lati opposti dei propri caratteri. Il primo sembra uscito da Casinò di Scorsese – eccessivo, passionale, chiacchierone, abituato a maneggiare capitali giganteschi, si confessa ancora oggi totalmente sedotto da questo ieratico boemo di cui intuisce il genio senza mai tuttavia comprenderne il mistero fino in fondo, e infatti dice stupefatto: «campava con ventimila al giorno: aveva bisogno giusto dei soldi per le sigarette», e poi confessa: «ero come un marito geloso: quando seppi che lo voleva il Parma, piazzai per un mese un mio dipendente di fronte alla sede della squadra emiliana. Dovevo capire se Zeman mi tradiva…», poi si rivolge a Zeman nel tentativo di scuoterlo dal consueto aplomb, proprio come un ex amante che tenti di riguadagnare il terreno perduto: «ti ho sempre rispettato, non è vero? Ti rispettavo perché avevo piena fiducia in te. Per esempio: mi sono mai azzardato a scendere negli spogliatoi?», e Zeman, alzando il labbro superiore verso un impercettibile sorriso: «sei sceso. molte volte», così Casillo espolde: «certo: per portarvi i soldi! Per questo scendevo negli spogliatoi!» e quindi gli occhi gli si fanno inaspettatamente lucidi: «però, di’ la verità, ci siamo divertiti un sacco». E Zeman Eastwood, senza muovere un solo muscolo facciale: «ci siamo divertiti. molto».
Alla presentazione del 28, oltre al regista, ci saranno anche Zeman e Casillo. Particolare non irrilevante: il documentario è costato 20 mila euro, raccimolati a fatica dopo il calcio in bocca ministeriale che ha negato il finanziamento pubblico, dirottando quei soldi verso prevedibili patacche.

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6 Risposte to “Zemanlandia”

  1. Dario Says:

    Grazie ZZ,
    per i sogni che hai regalato ad un’intera città ma che qualcuno, sul più bello, ha pensato che non valesse la pena inseguire.
    Lecce non ti dimentica.

  2. Guido Says:

    Sei un grande!
    Forza, volontà, dignità, aver trasmesso ai tuoi giocatori e al pubblico la gioia del gioco del calcio. Meglio ultimi che perdere la propria dignità!
    Forza Magico Boemo fatti rivedere ancora sui campi di calcio.

  3. vocidipopolo Says:

    Grazie del pezzo, molto bello. Io che ero in curva in quegli anni, mi sono emozionato. E’ vero, anche io mi sono divertito molto. Ci siamo divertiti tutti. Per questo il nostro grazie sarà eterno. .

  4. Alberto Says:

    Lo so che magari non c’entra nulla…
    Io sono di Palermo, Zeman l’ho visto un paio di volte perchè la sua famiglia abitava vicino casa mia, però non ho mai avuto l’occasione di conoscerlo personalmente.
    Da piccolo mi ricordo che mio padre si esaltava vedendo giocare il Licata del cugino di Totò Schillaci e di Campanella, altro palermitano che conoscevamo. Ma più di tutti l’allenatore era quello più famoso, Zeman, il nipote di Wizpaleck. Ceco trapiantato a palermo, ex giocatore ed allenatore della juventus, innamoratosi di Palermo, dove aveva portato suo nipote durante la “Primavera di Praga”.
    Chissà perchè noi palermitani ne parliamo come se si trattasse di una leggenda! 😀
    Il mio unico rimpianto da tifoso palermitano restarà quello di non averlo mai visto allenare la squadra della città dove ha vissuto e messo radici in gioventù, un pò quasi come Schillaci che non giocò mai nel Palermo.
    Di Zeman più di tutti resteranno nei miei ricordi, le telecronache che l’allora emergente Antonio Albanese divulgava a Mai dire Gol nei primi anni ’90…
    Indimenticabili le doppie Z di Zeman!
    Penso che anche grazie a questi piccoli scketch Zeman sia entrato nel collettivo dei ricordi calcistici di quel periodo.
    Forza Zeman!

  5. Tnelson Says:

    Hey, great blog…but I don’t understand how to add your site in my rss reader. Can you Help me, please 🙂

  6. federico Says:

    Che mito Zeman. Io sono uno che se lo sogna la notte – veramente – mi è rimasto incastonato nell’immaginario. Andavo a vedere le sue partite allo stadio, quando allenava la Roma, una figura dignitosa di maestro, di giusto, e anche di padre. Credo che si carichi di questi significati quando lo sogno, comunque sia per me è lui l’allenatore della Roma, quello che mi rimarrà in mente quando ripenserò a queste cose tra parecchi anni, alè alè alè alè, Zemààn, Zemààn…

    ps. ma si trova ‘sto documentario?

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