Se a Mari e Scarpa gli tirano le pietre

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Questo articolo è apparso sul Riformista.

di Stefano Ciavatta

La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole come fragranza, garrulo, solerte, sapido, fulgore il cui uso diviene meno frequente perché tv e giornali privilegiano i loro sinonimi più comuni (ma meno espressivi) come profumo, chiacchierone, diligente, saporito, luminosità.
2800 parole: un’oasi ancora utile per uno scrittore, o l’immagine di un dizionario obsoleto?
Quale la scelta per un letterato?
Al Festival della Letteratura di Mantova lo stregato e istrionico Tiziano Scarpa e l’austero e categorico Michele Mari hanno risposto all’appello di Giuseppe Antonelli, storico e linguista, portando ognuno un termine esemplare per il loro vocabolario.

mari_blogTrascorso il novecento della scolarizzazione obbligatoria e delle telecomunicazioni di massa, l’eredità letteraria sembra essere ininfluente nel linguaggio comune. Eppure l’irriducibile Michele Mari ha scelto guatare, guardare morbosamente, «una scelta forte- spiega Antonelli-, un atto di fede nei confronti della tradizione, una parola considerata già arcaica da Manzoni che nella nuova versione dei Promessi Sposi non la volle». Da sempre in Mari, c’è un’idea forte di recupero della tradizione. Del resto è l’autore dello spendido Io venia pien d’angoscia a rimirarti, un falso ottocentesco sul fratello di Leopardi.
«Il mio ideale di scrittore è defilato e provocatore, come Céline, un perseguitato di professione, non per il gusto del maledettismo in sé, ma perchè non guarda in faccia nessuno. Altri nomi direi Bufalino e Manganelli».
E tra i nuovi?
«Scrittori così ancora non li vedo o non li conosco».
E lo Strega 2009?
«Con Scarpa c’intendiamo. Abbiamo un senso alto della letteratura. Difendiamo il diritto dello scrittore di trovare le parole dove vuole, alla ricerca della vibrazione nuova. Saranno pure morte le civiltà antiche ma il meglio resta come deposito. Semmai morto è l’aspetto esteriore, mondano, chiacchiericcio. Le parole sono ancora vive».
La resa al linguaggio colloquiale è solo una tendenza?
«Spero che sia una frase transitoria, ma temo di no. C’è una corsa a linguaggi sempre più veloci e meno testuali».
Non è più tempo di sfide per gli scrittori?
«Così si toglie tempo alla pazienza di cimentarsi in imprese faticose come scrivere, ma anche all’avventura della lettura. E purtroppo molta parte della critica si sta adeguando».

scarpa_blogTiziano Scarpa invece ha scelto il termine sito:
«In qualche modo era caduto in disuso, e invece è stata rivitalizzata dall’inglese. In questa proposta -racconta Antonelli – c’è l’idea di un linguaggio che accoglie stili diversi, come nel repertorio di Scarpa con Groppi d’amore nella scuraglia».
Nessuna novità? Forse c’è paradossalmente un ritorno alla tradizione da parte dei trentenni, chiosa Antonelli.
Scarpa annuisce: «Probabilmente i trentenni hanno messo il vestito buono per essere inattaccabili, alcuni mi piacciono, in altri mi sembra di vedere del perbenismo linguistico».
Comunque vada, la proposta di Scarpa è di «adottare come inno la canzone di Antoine, “se sei buono ti tirano le pietre”, rende bene lo spirito degli italiani». Linguaggio standard o pop, i «giovani scrittori», anche diventati adulti, non hanno mai vita facile.

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Una Risposta to “Se a Mari e Scarpa gli tirano le pietre”

  1. stefano Says:

    non è di francesco, ma mio. ed è uscito sul riformista.

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