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Ti racconto una storia

novembre 2, 2009

di Francesco Longo
(Apparso sul Riformista)

barhopper«“Ti racconto una storia”, dice Carver a Hopper. “È un’immagine che ho avuto. Non so se è una storia che si può definire realmente tale. Potrebbe essere una poesia. Forse un giorno la scriverò, e potrebbe essere un racconto breve quanto una poesia”. “L’ascolto con piacere”, dice Hopper».
L’incontro tra lo scrittore del cosiddetto minimalismo americano Raymond Carver e il pittore del cosiddetto realismo americano Edward Hopper non è mai avvenuto nella realtà. Ma sappiamo che la letteratura è una delle più raffinate forme di estensione del reale. Se qualcosa accade in un libro possiamo ancora dire con assoluta certezza che non è mai accaduto? Ebbene, da oggi, questo incontro plausibile, seppure storicamente fallito, in un certo senso c’è stato.
Aldo Nove ha appena pubblicato un libro che si intitola Si parla troppo di silenzio. Un incontro immaginario tra Edward Hopper e Raymond Carver (Skira, pp. 78, euro14) in cui racconta l’incontro tra lo scrittore e il pittore. Appuntamento mancato per un soffio, visto che si trovavano entrambi in California, negli stessi mesi del 1958, ma si sfiorarono. Aldo Nove, ex-cannibale, autore di Superwoobinda (1998), di Amore mio infinito (2000), di Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (2006) e di altri libri, ci dà la possibilità di assistere a questo contatto tra due giganti e lo fa in una narrazione pienamente riuscita. Nella prima scena vediamo Hopper («L’uomo con il Borsalino è Edward Hopper. Famoso per i suoi silenzi e per i suoi quadri»), e la moglie (anche lei pittrice, modella sempre presente nei quadri del marito). I due vengono presentati così: «Una coppia che per l’America, di tanto in tanto, scorrazza in cerca di tagli di luce, di angoli di case». Si fermano in un locale dove stanno parlando due uomini: «Il ragazzo sui 20 anni con la camicia a scacchi si chiama Raymond Carver».
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