Maria e la coprofilia: due ipotesi sulla realtà come conseguenza

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di Cristiano de Majo

1. Avevo cominciato a interessarmi al caso MFX quando il video 2girls1cup (due ragazze una coppa) aveva travalicato i confini degli appassionati di coprofilia diffondendosi in modo virale come spettacolo di massa e alimentando il chiacchiericcio sulla rete, la curiosità delle comunità virtuali, tutto un catalogo di reazioni a quella che sembrava un’esperienza inedita ed estrema nel campo del visibile. Nel video, che è in realtà un trailer del film Hungry Bitches (puttane affamate), due ragazze, una bionda e una mora, iniziano a baciarsi e a toccarsi in una stanza. prado_genteSembrerebbe l’inizio di una canonica scena lesbo, ma questa normalità – il già visto – subisce una deviazione inaspettata quando l’inquadratura mostra una delle due, la bionda, defecare in un bicchiere – la coppa del titolo – tenuto in mano dalla mora. Il risultato è perfetto e plastico come un sundae di McDonald’s e, come un gelato, il prodotto viene leccato e mangiato, prima dall’una, poi dall’altra, le quali con un coraggio da leoni si baciano con le bocche tutte sporche, scambiandosi da bocca a bocca resti del prodotto, per arrivare infine alla scena in cui ultra-disgustate vomitano sul prodotto, ma non contente, e, con tutta evidenza, imbeccate dal regista, ricominciano a leccare il prodotto ormai ricoperto del loro stesso vomito per concludere con reciproche vomitate – una nella bocca dell’altra – a ripetizione.
Il video – anche se non si capisce perché proprio questo tra gli altri – ha improvvisamente goduto di una diffusione capillare, ed è arrivato nelle case di molti, generando un intero catalogo di reazioni reperibili su Youtube, laddove il video vero e proprio non viene – e come potrebbe essere? – mostrato, ma soltanto guardato da persone, per lo più ragazzi, che nel frattempo, mentre stanno guardando, si autoriprendono con la loro webcam, registrando in diretta e a beneficio di altri spettatori, le reazioni di disgusto e incredulità e indignazione e divertimento che questi tre minuti di trailer provocano sui loro muscoli facciali. Un po’ come il videoartista Bill Viola che nel progetto Reverse Television riprende persone, tutte immobili o in uno stato catatonico, nell’atto di guardare la televisione, quasi che lo schermo invece di essere guardato guardasse chi lo guarda, o come Thomas Struth, che nella serie Museum Photographs immortala folle di visitatori davanti ai capolavori dell’arte, questa specie di opera d’arte collettiva, per quanto in una chiave decisamente goliardica, coglie perfettamente il punto della questione: le persone che vengono guardate dentro non sono soltanto i soggetti – gli attori – di questi quadri naturalistici, che volontariamente sottopongono i loro corpi al regime dello spettacolo, ma anche noi – noi che guardiamo – veniamo a nostra volta guardati dentro, indagati e radiografati attraverso le emozioni che proviamo.
Non era stato difficile trovare il sito della MFX, la casa di produzione brasiliana dei video con merda e vomito e ricostruire quella storia di amore e squallore. Dopo la diffusione su scala globale – sfuggita come pare allo stesso controllo dei produttori – Marco Fiorito italo-brasiliano fondatore e proprietario della factory – le sue iniziali M F aggiunte a una X costituiscono la sigla della società – aveva dovuto fronteggiare una serie di grane legali non da poco. Negli Stati Uniti, terra promessa di tutte le finzioni, i video MFX erano stati banditi e Danilo Croce – un altro brasiliano di origini italiane che figurava come il distributore ufficiale della compagnia in America – era stato costretto a patteggiare una condanna di tre anni con multa di 98.000 dollari. A quanto leggevo, nel processo la difesa aveva orientato la propria strategia sull’impossibilità di dimostrare che quelle che sembravano feci fossero effettivamente feci e non, come Marco Fiorito sosteneva, cioccolata. Dunque il processo si era indicativamente imperniato su una discussione – un contraddittorio – tra vero e falso, con i produttori che avevano cercato di scagionarsi in tutti i modi dall’accusa di essere stati troppo veri.
In cerca di ulteriori indizi, avevo passato alcune ore sul sito della casa di produzione brasiliana, ricavando un consistente catalogo di perversioni – merda, orina, sputo, vomito, calpestare, lotta, scoregge, leggevo nella lista delle categorie disponibili, tradotta in italiano con un qualche genere di programma automatico – un catalogo che dimostrava l’esistenza di una pornografia in cui il sesso era quasi o del tutto assente.
C’è una scena in Troppi paradisi di Walter Siti in cui il protagonista – lo stesso Walter Siti – guarda un porno cercando di cogliere negli spasmi involontari del corpo – un piede che si inarca – un nucleo di verità, il reale sentimento, altrimenti insondabile, che l’attrice femminile ha provato sul set. Ecco, i video MFX sembrano ispirati proprio da questa considerazione. Il grado massimo della pornografia non è lo svelamento dell’atto sessuale nel suo dettaglio più intimo, ma la registrazione di un sentimento reale – in molti di questi casi un sentimento di umiliazione e disgusto profondo e dolore – che proprio per la sua caratteristica di verità genera nello spettatore un brivido di piacere e onnipotenza. Da un punto di vista concettuale, i video MFX – video in cui uomini o, più spesso, donne, vengono ricoperti di vomito, feci, urina, sputi – non hanno nessuna differenza con uno snuff movie, se non quella di evitare la morte dell’attore. Sono registrazioni di dolore – di un doloroso disgusto – in presa diretta che cercano di soddisfare la nostra domanda di carne.

uominiedonne2. Nel programma più odiato e allo stesso tempo amato della televisione, Uomini & Donne, che da diversi anni mantiene stabilmente il primato di ascolti nella fascia pomeridiana, con medie che si avvicinano al 30% di share, quaranta, cinquanta ragazze (o ragazzi) precedentemente scremate da una lunga trafila di casting – le corteggiatrici (o i corteggiatori) – vengono chiamate in studio per un appuntamento al buio. Di regola, è questo l’inizio di un trono, vale a dire un ciclo di puntate in cui uno o due tronisti (o troniste) entro un certo periodo di tempo – tre mesi – devono scegliere la compagna (o il compagno) della loro vita. In studio le corteggiatrici devono presentarsi e fare in modo di farsi notare portando regali, dedicando canzoni, molto più frequentemente innescando violentissime polemiche con le loro rivali. In questo modo il tronista può notarle e decidere di portarle in esterna, che sarebbe un appuntamento fuori dallo studio, ma sempre al seguito di una troupe televisiva, che serve allo scopo di conoscersi meglio, e spesso, di baciarsi. Progressivamente il tronista elimina le corteggiatrici fino a lasciarne tre o quattro per la dichiarazione finale, quando dopo mesi di litigi, baci, smascheramenti dirà finalmente: «Ho scelto te». Un momento conclusivo definito appunto la scelta che non sempre si risolve in un happy end, dal momento che la corteggiatrice (o il corteggiatore) ha sempre la possibilità di esprimere un rifiuto, che generalmente corrisponde alla tacita ammissione di aver finto di essere interessata al tronista per tutta la durata del suo trono. Il programma ha subito un’evoluzione nel corso del tempo e mentre all’inizio era effettivamente una filiazione ancora piuttosto ingenua della vecchia idea di Agenzia matrimoniale – programma guarda caso condotto da un’altra delle mogli di Maurizio Costanzo, tale Marta Flavi, e trasmesso nella stessa fascia oraria – ora, soprattutto dopo l’esplosione del personaggio Costantino e di altri personaggi, si è trasformato in un laboratorio di corpi televisivi e viene utilizzato dagli aspiranti personaggi per entrare nel mondo dello spettacolo da una delle porte principali, obiettivo che confligge chiaramente con quello che dovrebbe essere il sentimento ispiratore del programma: l’innamoramento. Quest’evoluzione in senso spettacolare avrebbe in qualche modo minato la credibilità del programma, perché il pubblico è portato naturalmente a chiedersi e si chiede: se queste persone sono qui per sfondare nello spettacolo che attendibilità avranno le storie d’amore di cui si renderanno protagonisti? Se non fosse che per ovviare a questo inconveniente non da poco, invece di nascondere il problema, Maria De Filippi e i suoi sgherri, che vengono collettivamente indicati come la redazione, hanno intelligentemente fatto in modo che il discorso sulla credibilità diventasse il fulcro stesso del programma. Di qui il dubbio, che a regola d’arte viene di volta in volta sollevato sui corteggiatori ma anche sui tronisti, che essi non stiano partecipando al programma per trovare l’uomo o la donna della loro vita, ma per le telecamere. (Notare il geniale paradosso: si fa un programma televisivo dove si costruiscono personaggi della televisione e poi si criticano quei partecipanti che sono lì per le telecamere.) Ma chiaramente il discorso è funzionale a quella specie di realismo fittizio che si vuole costruire e in mano alla regia occulta della trasmissione, che poi si traduce nella demoniaca capacità di Maria De Filippi di manipolare gli esseri umani senza passare per manipolatrice, si delineano così due specie di partecipanti/personaggi: da un lato sinceri e potenziali fidanzati, i veri, dall’altro opportunisti cercatori di notorietà, i finti, che generalmente sono trattati con sdegno da Maria e dal pubblico, sia pure tutti indistintamente si trovino sotto l’occhio delle telecamere e tutti indistintamente siano interessati ad apparire in televisione, perché la televisione è quello che questi ragazzi e ragazze senza arte né parte vogliono fare, il luogo sintetico in cui vorrebbero trasmigrare. Lungi dall’interpretare un sentimento reale, la distinzione amore sincero/amore interessato si basa allora sulla capacità di queste persone di essere sufficientemente televisive. Chi riesce a emergere – il/la tronista che sfonda e diventa famoso/a – oltre a certe indubbie doti fisiche, deve infatti essere in grado di dissimulare il proprio desiderio di apparire davanti alle telecamere e risultare il più naturale possibile, deve in altri termini essere televisivo, perché solo così – altro paradosso – la sua storia d’amore assomiglierà a una vera storia d’amore. Da cui si evince che Uomini & Donne non è tanto un programma sull’amore, quanto un concept sulla televisione stessa, su chi la può fare e su come si fa. A dimostrazione di questo, una delle principali regole etiche del programma – una regola che viene evocata sempre dal pubblico in studio e non da Maria che è troppo intelligente per esporsi in prima persona nella definizione dei confini – è il rispetto per la trasmissione. viola_televisionAvere rispetto per la trasmissione significa che i tronisti e i corteggiatori sono formalmente liberi di comportarsi come vogliono, ma non possono avanzare dubbi sulla veridicità del programma, né mentire alla redazione su aspetti considerati essenziali della loro vita privata, anche perché la stessa redazione si avvale di un apparato che, per capacità di infiltrazione e spregiudicatezza delatoria, ricorda molto da vicino la Stasi e quindi è molto difficile che una menzogna possa resistere per tutta la durata di un trono. C’è tutta una casistica di corteggiatori e tronisti che non hanno avuto rispetto per la trasmissione e per questo sono stati sanzionati in vario modo, a seconda della colpa di cui si erano macchiati, fino all’espulsione dal programma: ragazze che corteggiavano nonostante fossero già fidanzate da dieci anni; ragazzi che alzavano la mano per dire che insomma alcuni corteggiatori erano favoriti o sponsorizzati o godevano della spintarella di un agente famoso (quasi sempre Lele Mora); ragazze che avevano un figlio, ma lo tenevano nascosto; ragazzi che venivano seguiti segretamente fino in discoteca o sulla soglia di casa, laddove si scopriva che non avevano tenuto nella giusta considerazione quella specie di voto di castità che Maria De Filippi chiede a tronisti e corteggiatori; più semplicemente, ragazzi e ragazze che si davano appuntamento fuori dal programma, in una richiesta di realtà continuamente frustrata. La conclusione di tutto questo è che in Uomini & Donne l’amore, quello potenzialmente vero, viene sempre sbugiardato, perché amare qualcuno fuori dal programma significa non avere rispetto per la trasmissione. Una formula che in certi casi viene emblematicamente condensata da una voce sguaiata che si leva dal pubblico e urla: «Qui c’è gente che lavora».
Di regola lo smascheramento dei finti avviene attraverso un altro topos: la segnalazione, uno strumento di delazione, messo a disposizione del pubblico, che rende ancora più incerti i confini tra realtà e irrealtà. Succede spesso, infatti, che spontaneamente qualcuno da casa chiami la redazione per segnalare un comportamento scorretto o una situazione che riguarda il tronista, o più spesso, il corteggiatore. La telefonata viene poi ripetuta nel corso della registrazione, quando il delatore, dopo aver premesso che stima moltissimo Maria De Filippi e crede nel programma e ha un grande rispetto per la trasmissione, racconta di aver visto il tronista/corteggiatore in una situazione equivoca, abbracciato a qualcuno in discoteca per esempio, ovvero è a conoscenza di tutta una serie di aspetti della sua vita privata che non sono ancora venuti alla luce; ricorre con una certa frequenza anche la delazione a opera del diretto interessato, come il fidanzato che telefona alla redazione per avvisare che quella corteggiatrice che si sta facendo strada nelle simpatie del tronista è in realtà la sua fidanzata da cinque anni e lui è piuttosto stufo delle sue ambizioni televisive, e l’aveva avvisata che, se non fosse andata via dal programma, avrebbe fatto una segnalazione. E insomma, succede – ancora paradossalmente – che tutte le discussioni intorno alla credibilità del programma e dei suoi protagonisti, poiché vengono portate alla luce, poiché appunto se ne discute, servono a restituire credibilità al programma stesso, e questo anche a causa del continuo scambio di fluidi tra realtà e irrealtà, fuori e dentro il programma – la segnalazione, l’esterna, il pubblico come voce del popolo, le telecamere che seguono la coppia ormai formata durante il viaggio di fidanzamento – che Maria De Filippi ricerca come elisir della sua idea di televisione reale.
Ma il vero miracolo di Uomini & Donne è che durante o alla fine del trono certe persone, certe coppie s’innamorano davvero. Anche se in tutti continua a rimanere il dubbio che quelle persone continuino a stare insieme per le telecamere – un’espressione che in questo caso indica genericamente un certo grado di esposizione al sistema dei media, essendo la coppia uscita da Uomini & Donne ormai istituzionalizzata come personaggio e quindi ricercata dai giornali scandalistici e invitata per le cosiddette ospitate – c’è gente che attraverso Uomini & Donne si è sposata, o ha addirittura fatto un figlio. Questo, io credo, non dimostra tanto la possibilità dell’esistenza dell’amore televisivo, né il fatto, come spesso viene sostenuto all’interno del programma, che queste persone s’innamorino più che dell’essere umano che hanno di fronte, del contesto – un’altra parola che ricorre nel vocabolario dei tronisti – questo dimostra piuttosto la mostruosa potenza del meccanismo messo in piedi da Maria De Filippi. Noi, il pubblico, vogliamo guardare dentro le persone e, in certi casi particolarmente fortunati, ci sono persone che riescono a innamorarsi per il pubblico, finendo per trasformare la loro vita – il vero – in una stabile conseguenza del falso.

©Cristiano de Majo

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7 Risposte to “Maria e la coprofilia: due ipotesi sulla realtà come conseguenza”

  1. fabio viola Says:

    di nuovo, molto bello.

  2. Francesco Raiola Says:

    Confermo, molto bello!

  3. sergiogarufi Says:

    Pezzo magnifico, per ciò che dice e per gli spunti infiniti che offre. Forse il “discorso sulla credibilità” è il fulcro stesso dei rapporti sentimentali tout court, proprio in ragione del dilagare della fiction (i reality show ecc), che rende più labili i confini tra vero e falso; come nel geniale paradosso del programma della De Filippi illustrato qui da Cristiano, in cui l’autenticità dei sentimenti si misura sulla “televisività” dei personaggi. Io conosco un seduttore seriale di facebook che mi raccontava le sue avventure sul social network, spiegandomi come i passaggi obbligati per la “consumazione” prevedessero un primo timido contatto epistolare, poi il passaggio in voce al telefono, e infine, subito prima dell’incontro, la c.d. telesega, cioè il sesso virtuale, quasi sempre condito dal turpiloquio. Nella simulazione dell’atto, il suo marchio di fabbrica consisteva in ciò che io ho denominato “la prova d’amore”, ossia la dimostrazione dell’eccitazione facendo sbattere sulla cornetta del cordless il pene duro. Lui stesso mi confidava – e con me non aveva alcun senso mentire – che per una sorta di onestà intellettuale lui si sentiva in dovere di farlo veramente, pur potendo ottenere lo stesso effetto sonoro con qualsiasi altra superficie solida; cosa che io trovo quasi poetica nel suo apparente squallore. Ma questo bisogno di conferme sull’autenticità di quanto diciamo o facciamo travalica l’ambito sentimentale ed è massicciamente presente nel linguaggio di tutti i giorni. Quante volte sentiamo dire o diciamo “vero”, come una sorta di certificazione ulteriore delle nostre parole screditate? Il successo degli snuff movie deriva appunto da questo, e lo snuff movie per eccellenza, quello di maggior successo, perfettamente legale e visto e rivisto da miliardi di persone, è il video dell’attacco alle torri gemelle, con i disperati che si sporgono dalle finestre avvolte dal fumo e il volo dei jumpers. Cionostante perfino qui si è affacciata un’ombra di finzione, di insincerità, o perlomeno il sospetto di questa, nelle teorie del complotto che sostengono la consapevolezza da parte del governo se non addirittura la sua partecipazione a scopo di lucro o per ottenere un facile consenso di massa per la dichiarazione di guerra all’Iraq.

  4. eva Says:

    Che tristezza.

  5. eva Says:

    L’articolo, in compenso, è molto bello. DAVVERO.

  6. Raffaello Says:

    Articolo davvero molto bello. Grazie Cristiano. Ci sarebbe, forse, solo un altro elemento da analizzare/approfondire, a mio parere (e per fare i sofisti), vale a dire: la realtà della finzione. Mi spiego: la finzione ottiene un effetto reale sulla vita, sul pensiero e sui comportamenti di chi la fruisce. E questo anche se il fruitore è consapevole dell’inganno. (I romanzi, da sempre, e poi i film etc.). Allora: è possibile una distinzione tra finzione buona e finzione cattiva, non dal punto di vista tecnico-formale, ma dal punto di vista morale? La domanda è forse retorica ma forse troppe volte elusa.

  7. Anonimo Says:

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