Questa stanza

by

di Damiano Abeni

Dumbo (che è un orso) ancora pensa alla sconfitta dei Corvi da parte dei Puledri, e gli vengono in mente le quaglie domenicali di John Ashbery.

QUESTA STANZA

La stanza in cui entrai era il sogno di questa stanza.
Certo tutti quei piedi sul sofà erano miei.
Il ritratto ovale
di un cane ero io in più tenera età.
Qualcosa riluce, qualcosa è costretto al silenzio.

A pranzo mangiavamo pastasciutta tutti i giorni
tranne la domenica, quando una quaglia veniva indotta
a esserci servita. Perché ti dico questo?
Nemmeno sei qui.

[John Ashbery, «This Room», in Un mondo che non può essere migliore, Luca Sossella Editore, Roma, 2008]

*

Moira di questa poesia ha detto che se è vero che non tutte le poesie parlano sempre di poesia, è vero anche che molte poesie parlano spesso di poesia, e ha fatto notare a Dumbo che:

· la traduzione di «room», «stanza», è sinonimo di «strofa»
· i «piedi» sono l’unità metrica della metrica quantitativa, la più usata negli USA
· «Il ritratto ovale» (vedasi: The Oval Portrait) è un magnifico racconto di Edgar Allan Poe [«Morto in modo misterioso in un canaletto di scolo a Baltimora, dove è sepolto», fa notare Dumbo – al quale inoltre sovviene che Baltimora è forse l’unica città al mondo la cui squadra sportiva principale -in questo caso, di football americano- prende il nome da una famosa poesia]
· «Il ritratto […] di un cane […] in più tenera età», allude sfacciatamente a Portrait of the Artist as a Young Dog di Dylan Thomas, il cui titolo è altrettanto sfacciatamente derivato dal Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce.
· «Qualcosa riluce, qualcosa è costretto al silenzio», dice Moira, non è una delle più belle definizioni di poesia che ti sia mai capitato di sentire?
· «pastasciutta tutti i giorni» è un’elementare sineddoche per la vita di tutti i giorni
· la «quaglia» è un’altrettanto elementare sineddoche per l’eccezionalità del tempo e dell’evento speciale
· e «indotta», chiede Moira, non ti sembra invece un verbo peculiare? Richiama subliminalmente l’idea del parto, del parto che ha bisogno di un aiuto per poter avvenire. È figurazione dell’evento creativo che si manifesta in un domestico ùsteron pròteron.
· «Perché ti dico questo? / Nemmeno sei qui»: la domanda costante di ogni poeta, perché faccio quello che faccio quando nessuno è presente alla mia poesia? E il fututo lettore è un’ipotesi lontana e fumosa.

Dumbo, alla fine, è contento. Ma non ha ancora capito se Ashbery è più complicato o più semplice di quanto non gli fosse sembrato all’inizio.

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Una Risposta to “Questa stanza”

  1. Fabio Teti Says:

    Ashbery è. (Con un grazie ad Abeni).

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