“Una più profonda cosa esterna”: il Premio Napoli a New York per John Ashbery

by

di Damiano Abeni

Il Premio Napoli quest’anno ha assegnato due Premi Speciali: uno ad Antonio Moresco per la letteratura italiana, e uno a John Ashbery per quella straniera.

Ad Ashbery il premio verrà consegnato oggi, alla Columbia University di New York, in una manifestazione cui partecipano il presidente del Premio, Silvio Perrella, e il poeta Charles Simic, insieme a rappresentanti del mondo universitario e culturale italo-americano di New York.

In questa occasione di festa per i risultati conseguiti in una carriera straordinariamente prolifica (il primo dicembre è uscito negli USA il suo venticinquesimo volume di poesie, Planisphere), vi proponiamo alla lettura una delle più emblematiche poesie brevi di Ashbery: dentro il corpo del discorso poetico, nella materia poetica stessa, l’autore espone materiali “piani”, pone domande “piane”, che si rivelano materiali e domande fondamentali per la creazione poetica.
Considerata la più “accessibile” delle cinquanta poesie, tutte composte da quattro quartine, che costituiscono la raccolta Shadow Train (1981), questa poesia epitomizza la capacità fenomenale di Ashbery di mescolare materiali e toni iper-culturali con altri popolari, toni elevati con frammenti di discorso corrente, di rendere quasi “domestiche” e quotidiane figurazioni ardite (“La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.”), di scompaginare i dati accettati della percezione per creare nuove prospettive (“una più profonda cosa esterna”), nuovi spazi mentali che stimolano a creazioni ulteriori. La combinazione di questi elementi, e di altri, porta alla molteplicità delle possibili letture dei testi ashberiani – lettura che, oltre alla poiesis, non deve mai tralasciare di considerare il mondo delle relazioni, lo scopo relazionale del fare poesia in spazi che sono spesso difficili, vuoti, e la difficoltà di identificare interlocutori adeguati (“e poi tu non ci sei” – che rimanda al “perché tu dico questo? / Nemmeno sei qui.” che abbiamo discusso nel post con Questa stanza) è una realtà da affrontare costantemente.

PARADOSSI E OSSIMORI

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? E’ quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

E’ stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

[in Un mondo che non può essere migliore, Luca Sossella Editore, 2008 – trad. di d.a. e Moira Egan]

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Una Risposta to ““Una più profonda cosa esterna”: il Premio Napoli a New York per John Ashbery”

  1. Napolibit »  “Una più profonda cosa esterna”: il Premio Napoli a New York per … Says:

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