H1N1, un’epidemia di paura – che mi ha ricordato un sonetto di G.G. Belli

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di Damiano Abeni

Qualche settimana fa scrissi questa lettera (come previsto non pubblicata, e rimasta senza risposta), esasperato dall’epidemia di paura ingenerata da una comunicazione scriteriata – e tutta giocata sulle accezioni catastrofiche della parola pandemia.
Pandemia è un termine tecnico che, nella definizione operativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si riferisce alla diffusione di un nuovo agente infettivo in diverse macro-aree del globo. Nell’immaginario collettivo, per motivi diversi, alcuni dei quali saranno chiari – secondo me – leggendo il sonetto del Belli, il nuovo agente infettivo viene unanimemente identificato con un virus letale. E questo è falso: per assurdo, ad esempio, potremmo avere pandemie da virus (nuovi, in effetti) che colpiscono il sistema gastrointestinale e trasformano le deiezioni in oro.
Insomma, pandemia non è affatto sinonimo di epidemia con manifestazioni cliniche gravi, e ne stiamo appunto vivendo una in cui un virus che (è vero) non circolava in popolazioni umane da diversi decenni provoca danni comparabili a quelli della normale influenza stagionale.
A questo proposito ci vuole una parola anche sul rovescio della medaglia: la normale influenza stagionale provoca migliaia di morti ogni anno, e questo viene bellamente ignorato.
Credo che sia tipico dei politici e dei media da un lato amplificare i pericoli immaginari, e dall’altro sminuire o ignorare i pericoli reali, provocando nel pubblico un frullato di sensazioni poco definibili che lo rende sempre più vulnerabile. Ma adesso vi lascio leggere.

22 novembre, 2009

Spett.le La Repubblica, con tutta la buona volontà mi riesce difficile trovare sufficiente il vostro livello di reportage sull’influenza. Non solo siete totalmente dipendenti da fonti su cui non avete controllo, e la più affidabile e corretta delle quali – in tutti questi mesi – è stata di gran lunga Topo Gigio, ma non controllate minimamente la qualità del vostro reporting. Per esempio, i tre numeri che ricopio qui sotto dal vostro sito sono incongruenti – come fate ad ottenere 0,003% da 70 e da 336000? Se voi stessi vi impicciate con cose elementari come gli zero dopo le virgole, come pensate (e cosa pensate) che capiscano i vostri lettori? Sulla base di queste cifre, mi sembra che la mortalità finora stimata sia circa dello 0,21 per mille ovvero 0,02% – ma non sarebbe più semplice dire che si ha un decesso ogni 4800 casi (segnalati) circa? E magari aggiungere che mentre i decessi sono osservati con accuratezza, il numero totale di casi è sicuramente sottostimato – e che quindi anche questa stima della mortalità è di fatto una sovrastima? L’Italia di oggi è davvero Alice nel Paese delle Meraviglie (o degli orrori), tutta scena e poi sulla sostanza non importa – l’importante è la facciata. Disperati saluti, damiano abeni_ Influenza A, finora 70 morti e 336 mila malati (I dati del ministero). La percentuale di decessi in rapporto al totale degli infettati si attesta sullo 0,003%

Mer 9 Dic ore 07.02 su Yahoo! notizie vedo questo lancio:
Influenza a: Studio, Pandemia Piu’ Lieve Mai Registrata

(AGI) – Washington, 9 dic. – L’influenza A/H1N1 potrebbe passare alla storia come la pandemia piu’ lieve mai registrata. La più che ottimistica previsione è stata avanzata in uno studio pubblicato su PLoS Medicine, secondo cui «se l’andamento dell’infezione continuerà come è stato sinora, si potrà dire che si è trattata di un’epidemia di media intensità». Per l’epidemiologo Marc Lipsitch, dell’università di Harward, «siamo con tutta probabilità di fronte alla più leggera pandemia della storia finora registrata».

E questa combinazione di cose mi fa ricordare del sonetto 1115 del geniale Giuseppe Gioachino Belli:

Li bbeccamorti
18 marzo 1834

E cc’affari vòi fà? ggnisuno more:
sto po’ d’aria cattiva è ggià ffinita:
tutti attaccati a sta mazzata vita…
Oh vva’ a ffà er beccamorto con amore!

Povera cortra [1] mia! sta llí ammuffita.
E ssi [2] vva de sto passo, e cqua er Ziggnore
nun allúmina un po’ cquarche ddottore,
la profession der beccamorto è ita.

L’annata bbona fu in ner disciassette. [3]
Allora sí, in sta piazza, era un ber vive, [4]
ché li morti fioccaveno a ccarrette.

Bbasta…; chi ssa! Mmatteo disse jjerzera
c’un beccamorto amico suo je [5] scrive
che cc’è cquarche speranza in sto Collèra.

[1] Coltre.
[2] E se.
[3] Nel 1817, anno del tifo petecchiale.
[4] Era un bel vivere.
[5] Gli.

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Una Risposta to “H1N1, un’epidemia di paura – che mi ha ricordato un sonetto di G.G. Belli”

  1. Influenza suina: non dovevamo morire a milioni? No, sono morte solo l’etica e l’onestà… « Says:

    […] non resta che concludere citano il blog di Minimum Fax Minima et Moralia, che sagacemente in questo post pubblica il sonetto 1115 del geniale Giuseppe Gioachino Belli, assolutamente in tema pur se scritto […]

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