Inventario di Perec

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Vi proponiamo un testo inedito e un po’ particolare di George Perec, già apparso tempo fa sulla rivista Lo Straniero, con una breve introduzione di Carlo Mazza Galanti che serve per capire.

Nel gennaio del 1969 Georges Perec intraprende un vasto progetto di scrittura che sembra prefigurare l’impresa del miliardario Percival Bathelbooth, il personaggio principale della Vita istruzioni per l’uso. Il progetto di Bartlebooth prevede la composizione di 500 acquerelli dipinti in altrettante località marittime sparse per il globo terrestre, la loro trasformazione in puzzle, la risoluzione dei 500 puzzle così prodotti e la successiva dissoluzione degli stessi nei luoghi in cui sono stati eseguiti gli acquerelli. Un giro del mondo che si dovrebbe stendere nell’arco di 50 anni e che viene interrotto dalla morte del miliardario, sopraggiunta durante la risoluzione del puzzle numero 439. Lieux (Luoghi, questo il titolo del progetto di Perec), meno ambizioso quanto all’estensione temporale, deve durare dodici anni. Al contrario di quella di Barthelbooth inoltre, l’impresa di Perec non prevede grandi spostamenti: dodici luoghi di Parigi (strade, piazze, un passage, incroci), legati al vissuto dello scrittore, sono l’oggetto di una duplice scrittura. Ciascuno dei luoghi scelti dev’essere descritto una volta all’anno sul posto, nel modo più neutro possibile, e in un altro momento dello stesso anno dovranno essere rievocati i ricordi ad esso legati. La rievocazione dei ricordi deve avvenire lontano dal luogo in questione. Un algoritmo matematico (biquadrato latino di ordine 12, creato appositamente per Perec dal matematico indiano Chakravarti) dispone la distribuzione dei 12 luoghi in modo da evitare ripetizioni e sovrapposizioni. Una volta conclusi, i testi sono imbustati e sigillati. All’occorrenza possono entrare nelle buste anche fotografie scattate sul luogo o testimonianze della presenza dello scrittore (biglietti della metropolitana, scontrini di cassa, biglietti del cinema, volantini). Alla fine dei dodici anni di lavoro previsti Perec avrà messo da parte 288 buste sigillate.
Nel 1973, al quarto anno di lavoro, Perec non rivela molto di quello che sarà di Lieux una volta aperte le buste, nel gennaio 1982: «Saprò allora se ne valeva la pena: infatti, non mi aspetto nient’altro che la traccia di un triplice invecchiamento: quello dei luoghi stessi, quello dei miei ricordi e quello della mia scrittura».
Come il progetto di Barthelbooth anche Lieux resta incompiuto. Perdita d’interesse, difficoltà a rispettare le consegne, fattori biografici, convincono lo scrittore ad interrompere la stesura di Lieux nel ‘75. Tuttavia il progetto non viene abbandonato del tutto. Alcune delle 133 buste accumulate in circa sei anni di scrittura non restano a lungo sigillate e sono pubblicate in sedi diverse tra il 1977 e il 1980, tutte sotto il titolo generico di «Tentative de description de quelques lieux parisiens» (Tentativo di descrizione di qualche luogo parigino). Nel ‘76 Perec pubblica un nuovo testo, filiazione diretta di Lieux, intitolato «Tentative d’epuisement d’un lieu parisien» (Tentativo di esaurire un luogo parigino), consistente nella descrizione del carrefour Mabillion (uno dei 12 luoghi scelti per Lieux) operata in loco e nel corso di tre giornate successive.

Anche Inventario esce dal grande cantiere concettuale di Lieux, la sua genesi è però complicata dal fatto che il testo nasce come complemento di un lavoro per la radio. Il 19 marzo del 1978, dentro un furgone-studio di France Culture, Perec si piazza al solito carrefour Mabillion e comincia a registrare ad alta voce tutto quello che vede. Per circa sei ore le parole dello scrittore si sforzano di restituire fotograficamente ogni particolare del paesaggio urbano, di inseguire la vita, il ritmo, i micro-avvenimenti del luogo. È l’impresa paradossale di un linguaggio che cerca di essere contemporaneo alla realtà («Un’insegna al neon Pizza Verdi lampeggia: Pizza accesa spenta accesa spenta accesa spenta accesa spenta accesa»). Questa registrazione verrà poi trasformata in una trasmissione radiofonica della durata di due ore, trasmessa il 25 febbraio del 1979 all’interno dell’Atelier de Creation Radiophonique di France Culture. Il lavoro di riduzione, oltre che sulla soppressione delle parti meno interessanti, si baserà sulla redazione e sulla recitazione dell’Inventario. In pratica Perec ha riascoltato le sei ore di registrazione e repertoriato ogni singolo elemento della lunga descrizione orale, stabilendo un vero e proprio catalogo di tutto ciò che è visibile nel Carrefour Mabillion nel corso di un pomeriggio qualunque . Non stupisce tanto zelo da archivista, se si pensa che l’autore de La vita istruzione per l’uso ha raccolto alcuni dei suoi più interessanti testi teorici in un libro che s’intitola Pensare/Classificare, e che oltre i già citati «tentativi» l’opus perecchiano annovera i seguenti altri: «Tentativo d’inventario degli alimenti solidi e liquidi che ho ingoiato nel corso dell’anno millenovecentosettantaquattro», «Tentativo di inventario provvisorio di alcune delle parole evocate dalla visione dei quadri di Jacques Poli», «Tentativo di descrizione di un programma di lavoro per gli anni a venire», «Tentativo di saturazione onomastica», «Tentativo di inventario di alcune delle cose che sono state trovate nelle scale nel corso degli anni». Si dovrà aggiungere, a conclusione di questa lista (di liste), il tentativo, annunciato in Specie di Spazi e mai portato a conclusione, di inventario: «il più esaustivo e preciso possibile, di tutti i luoghi dove ho dormito».
Al di là della mania elencatoria e classificatoria che caratterizza questi testi e che rinvia alle ossessioni di totalizzazione e di saturazione presenti praticamente in ogni opera di Perec (che, tra parentesi, ha lavorato dal 1961 al 1978 come archivista del CNRS), la costellazione di scritti prodotti a partire da Lieux ci porta direttamente a quella che potrebbe definirsi la poetica perecchiana dell’infra-ordinario. Nel corso degli anni settanta Perec è invitato ad animare, insieme a Paul Virilio e Jean Dauvignaud, la rivista Cause Commune, diretta da quest’ultimo. I testi di questi anni, alcuni dei quali pubblicati proprio sulla rivista, risentono nettamente del taglio sociologico-antropologico di Cause Commune. Tra i principali obiettivi della rivista era quello di definire un’antropologia della contemporaneità e di intraprendere «un’investigazione della vita quotidiana a tutti i suoi livelli nei suoi recessi e nei suoi anfratti generalmente disdegnati o rimossi». Un simile progetto di rivalutazione del quotidiano affonda le radici in un terreno già ricco. Una parte importante del pensiero francese del dopoguerra si era confrontata con la tematica della quotidianità: Fernand Braudel, Michel de Certeau, Marcel Mauss, Henri Lefebvre, Maurice Blanchot, ad esempio, ciascuno nell’ambito delle proprie ricerche specifiche, avevano mirato a una rivalutazione della dimensione più superficiale delle pratiche di vita e puntato sulla forza rivelativa della quotidianità contro l’egemonia dello spettacolare, dell’evento e dell’ideologico.
La questione che si pone Perec, sulla scorta di questi autori, è la seguente:«quello che succede davvero, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è? Quello che succede ogni giorno e che ritorna ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, come renderne conto, come interrogarlo, come descriverlo?» Il linguaggio adottato, secondo Perec, dovrà muoversi alla stessa altezza del suo oggetto, privo di tecnicismi, quasi passivo, piatto. In Specie di spazi ritorna a più riprese su questioni metodologiche relative alla rivelazione dell’infra-ordinario: «Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive di interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe. (…) Sforzarsi di esaurire l’argomento anche se sembra grottesco, o futile, o stupido. (…) Costringersi a vedere più piattamente».
La posta in gioco sono le infinite possibilità di abitare gli ambienti, gli spazi, il mondo: di impossessarci dei nostri luoghi. L’Inventario delle cose viste al carrefour Mabillion è, in questa prospettiva, un esercizio di riappropriazione attraverso lo straniamento: «Continuare fino a quando questo luogo diventi improbabile, fino a sentire, per un breve istante, l’impressione di essere in una città straniera o, meglio ancora, fino a non comprendere più quello che succede o che non succede». Soltanto a questo punto sarà possibile ritrovare: «la sensazione della concretezza del mondo: qualcosa di chiaro, di più vicino a noi: il mondo non più come un percorso da rifare senza sosta o come una corsa senza fine, non più come una perenne sfida da accettare senza tregua, non come unico pretesto per un’esasperante accumulazione né come illusione d’una conquista, ma come ritrovamento d’un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d’una geografia di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori».

GEORGES PEREC
INVENTARIO

475 veicoli a due ruote, di cui
197 motorini
128 motociclette
97 biciclette
35 scooter
18 biciclette a motore
16 tricicli e motocarrozzette

***

3287 veicoli a quattro ruote, di cui
1435 vetture private
574 camioncini
380 taxi
407 camion
210 autobus
33 pullman e torpedoni
18 veicoli della polizia
17 ambulanze
12 scuole-guida
1 carro funebre

***

407 camion, di cui, in particolare
33 camion di colore blu
30 camion da trasloco
29 camion per il trasporto di bevande
11 camion-frigoriferi
11 camion delle poste
10 camion di colore verde
9 camion di frutta e verdura
8 camion per il trasporto di carne
8 carro-attrezzi
8 autocisterne
7 camion con cassone
6 camion con rimorchio
6 camion per il trasporto di denaro
4 camion del latte

***

574 camioncini, di cui, tra l’altro
55 camioncini di colore blu
45 camioncini delle poste
26 camioncini di colore bianco

***

580 taxi, di cui, più particolarmente
15 blu
10 bianchi
9 verdi
9 rossi
5 gialli
1 arancione

***

210 autobus, di cui
46 con la pubblicità “Sono arrivati i cocchi”
47 con la pubblicità di Veronique Sanson
56 della linea 63
42 della linea 96
38 della linea 86
37 della linea 70
32 della linea 87
2 della linea 20
2 della linea 48
1 servizio speciale trasporto bambini

***

1435 vetture private, di cui, almeno
79 volkswagen
28 due-cavalli
22 D S
19 Renault 4L, R4 o R5
19 méhari
12 mercedes
7 peugeot
5 vecchie citroën
4 Ami 6
4 Morris Cooper
4 Land Rover o affini
3 Fiat 500
1 Ford Mustang
1 Jaguar
1 Matra
1 Rolls-Royce
1 Simca
1 Volvo

***

79 Volkswagen, di cui, più precisamente
15 bianche di cui 2 decappottabili
10 gialle
8 rosse
8 blu
5 nere di cui una decappottabile
4 grigie metallizzate
1 dorata
1 viola

***

78 due-cavalli, di cui, tra l’altro
18 verde mela
11 rosse
8 arancione
7 gialle
6 blu
3 grigie
2 verdi
2 bianche

***

1172 vetture di varie marche, tra le quali
75 vetture grigie
63 vetture bianche
57 vetture blu
55 vetture bianche
44 vetture gialle
12 vetture arancione
6 vetture grigio metallizzato
7 vetture sportive

***

36 cani, di cui 2 barboncini e 1 bulldog
26 uccelli

***

Diverse centinaia, se non diverse migliaia, di passanti dei due sessi, tra i quali, in ordine sparso
Undici bebé portati a passeggio nelle carrozzine
Un macellaio
Cinque uomini calvi
Un prete con una lunga barba
Una signora che mangia del cioccolato
Diciotto uomini col berretto
Sette uomini col basco
Un uomo con la bombetta
Due uomini con dei cappelli tirolesi
Un piccolo fattorino per i telegrammi
Un turista con una macchina fotografica a tracolla
Diciannove fumatori, di cui tre amanti della pipa, due amanti di sigari, uno di sigaretti
Quattro ragazze con delle incerate gialle
Ventitre casalinghe che vanno al mercato con i carrelli della spesa
Un uomo con delle rose
Un militare di leva
Un uomo che mi indica
Tre postini
Cinquantasette persone che attraversano la strada correndo
Tre coppie che passeggiano con un cane
Quarantatre persone con dei pacchi
Una signora con due baguette sotto il braccio
Un uomo con un cappello di pelo
Una bambina che mi fa la linguaccia
Due uomini con la cravatta a farfalla
Duecentoventisette persone con l’ombrello
Una signora con una scatola di dolci
Una bambina che si mette le dita nel naso
Due donne con degli abiti felpati
Un uomo con un lungo grembiule da cameriere
Tre ragazze con il poncho
Un uomo che guarda se gli hanno rigato la portiera della macchina
Un uomo che saluta qualcuno di molto lontano
Un giapponese in un pullman
Una ragazzina che si protegge dalla pioggia tenendo un giornale sulla testa
Un uomo con un violoncello
Una donna che porta a spasso due cani
Due uomini che spingono dei carrelli
Settantaquattro persone in impermeabile
Una donna che sbadiglia nella sua macchina
Una coppia che si bacia
Due ragazze con gli zaini
Due persone che mangiano dei panini per strada
Una ragazzina che ride da sola
Tre addetti alle fogne
Cinque uomini con ventiquattr’ore
Una coppia che passeggia con una mappa di Parigi
Una signora con un bastone da passeggio bianco
Un uomo che sospira
Un uomo che si sfrega le mani
Una signora con un cappello verde
Una signora con un cappello bianco
Cinque netturbini
Un uomo con dei lunghi favoriti che porta a spasso il suo cane
Sette lavavetri di cui uno dall’aria poco allegra
Una donna con un libro rilegato sottobraccio
Una giovane donna che mi scatta una foto
Uno scolaro che porta il suo zainetto in spalla
Sei signore che spingono dei passeggini
Due uomini che fanno cadere la cenere delle sigarette attraverso la portiera della loro macchina
Un uomo che cammina con delle stampelle
Una ragazza che ha comprato uno yogurt
Tre uomini molto grassi
Un cieco che un altro uomo aiuta ad attraversare la strada
Due operai vestiti di bianco
Quattro ufficiali verosimilmente stranieri
Un uomo che si pulisce i denti
Un uomo che si mangia le unghie
Una ragazza che pedala per mettere in moto il suo motorino
Una giovane donna con gli occhiali alzati sulla fronte
Una signora che zoppica leggermente
Un uomo che mangia una mezza baguette
Quindici persone che hanno appena comprato il giornale della sera
Un uomo con tutto l’armamentario del fotografo
Quattro signore che camminano aiutandosi con un bastone da passeggio
Ventotto fattorini di cui diciassette che consegnano giornali
Un uomo che ha l’aria di soffrire per la pioggia

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