Archive for 2 febbraio 2010

Seminario sui luoghi comuni

febbraio 2, 2010

4. Le leggi della fisica

di Francesco Pacifico

Dopo la prospettiva Nevskij, porto oggi una versione italiana del quadro d’insieme: la descrizione di una pensione in «Una buona nutrizione», racconto contenuto in Accoppiamenti giudiziosi. Gadda si impasta le mani di tutti gli elementi quasi obbedendo ai principi della dodecafonia e volendo usare tutte e dodici le note della scala nella stessa descrizione. Tutto è citato, dal vegetale all’umano, dai metalli alle stoffe, ma in un modo che trovo più complesso che nella prospettiva gogoliana: dove Gogol’ ha osservato con attenzione qualcosa che ha una vita certa, un certo viale conosciuto in tutto il mondo, Gadda ha riprodotto oppure inventato un luogo che spettava a lui costruire sulla carta in modo che non potesse crollare: e l’ha fatto con pochi elementi tutti eterogenei, riuscendo a farli rimare (dove in Gogol’ contava e interessava soprattutto la varietà di umani).
Allora ci racconta di vasi da fiori capovolti e di una sporta fiammeggiante di sedani dove i sedani sono come ipocalorici fulmini di Zeus. Ci racconta di una cameriera che sculaccia col battipanni il groppone indignato dei tappeti: ci sta dentro tutta la morale italiana, in cui non si capisce mai se l’igiene è una metafora o il vero scopo della repressione violenta. Bisogna far prendere aria alle cose per ritardare la decadenza della cose e delle persone: vasi capovolti, tappeti sbattuti: come rinnoviamo la sopravvivenza ogni giorno. Chi di noi apre le finestre della camera la mattina? Chi no? E come differiscono questi due generi di vita? (Oggi ci metterei senz’altro il collutorio e quelle specie di yogurt da bere molto pubblicizzato; oggi si parla tanto dell’intestino e di come si va di corpo, nonostante lo schermo multitouch e il trionfo dell’inorganico.)
Poi: arriva Cesare il giardiniere e viene descritto nelle sue abitudini come fosse una creatura non umana, comprensibile, quel poco, solo per analogia con gli umani – se ama qualcosa ama il caldo estivo, ma non si saprà mai bene il perché, lo si potrà solo dare per assodato osservandolo, è una lucertola; mentre il pero, all’opposto, reagisce agli eventi della propria vita (la visita provvidenziale del giardiniere) come un umano, anzi, come un vecchio appena uscito dal podologo che gli ha limato i calli: prende l’aspetto di chi s’è liberato d’un fastidio.
Trionfa infine, come nel disneyano Fantasia, l’insalata di mutandine delle ragazze pensionanti: capriccio di colore e promessa di assoluto che è il fiore all’occhiello del mondo nodoso e naturale della pensione Wedekind: possiamo dire la sua ragion d’essere ultima – la donna? la giovinezza? l’allegria? l’amicizia? insomma, la ragion d’essere della pensione Wedekind e della vita.
Così Gadda, sempre tanto temuto da chi non lo idolatra, temuto come un professore di matematica che pone problemi insolubili usando parole antiche o localissime al posto di x y z e suscitando in noi altrettante incognite, è in realtà un molto responsabile dio che crea un mondo in cui uscio, cameriera, pero, giardiniere e mutandine respirano insieme: invece di produrre insolubili problemi, Gadda stabilisce con certezza le leggi della fisica di un mondo destinato a durare, come dimostra il fatto che aprendo un suo libro a caso per sorprenderlo nell’insensatezza, lo si trova sempre in perfetto controllo, e del tutto sensato.
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