Questo decennio

by

Questo articolo è stato pubblicato a gennaio sul Riformista ed è un’interessante riflessione di Nicola Lagioia da inserire nell’archivio di questi anni Zero appena conclusi.

di Nicola Lagioia

Se dal punto di vista sociopolitico i cosiddetti anni Zero hanno infranto ogni residua certezza su tante pie illusioni in voga nei Novanta – quali l’Età dell’Acquario o la Fine della Storia – c’è da capire cos’ha rappresentato il decennio appena archiviato dal punto di vista culturale. Sotto Capodanno, molti giornali si sono scatenati a tirare le somme con il più divertente e inutile degli strumenti a ciò preposto: le classifiche. Sulle terze pagine di quotidiani e riviste ci siamo trovati a interrogarci su problemi del tipo: «è stato il decennio di David Lynch o di Miyazaki?», «più bravo McCarthy o Philip Roth?», e ancora «ha saputo rappresentare meglio il nostro tempo Gomorra o Romanzo criminale?» Un gioco divertente, gradito a chi volesse recuperare qualche perla smarrita. E tuttavia, soprattutto in Italia, dove pure hanno visto la luce saltuariamente ottimi film e romanzi e dischi, se si isola il meglio della nostra produzione dal contesto in cui è nata (o, miracolosamente, sopravvissuta) non si capisce che territori ci stiamo lasciando alle spalle. Cosa sono stati dunque gli anni Zero per la musica, il cinema, la televisione, la letteratura?
Non credo sia esagerato considerare l’ultimo decennio (quello iniziato con l’assurda mattanza cilena al G8 di Genova e concluso con l’aggressione al premier e la rivolta di Rosarno) come tra i più difficili della nostra storia repubblicana, anche dal punto di vista culturale.
Prendiamo la televisione, e ricordiamo cosa ne è stato del medium che in passato era sì il megafono della DC, ma dava spazio poi a Carmelo Bene, a Pasolini, a Dario Fo, persino a Ezra Pound. Ebbene, in Italia gli anni Zero si sono aperti televisivamente nel 2002 con l’editto bulgaro che fece fuori Biagi, Luttazzi e Santoro. Dei tre, è rimasto oggi in tv solo Santoro. Non ci sarebbe neanche da lamentarsene, se nel frattempo fossero sorte trasmissioni dello stesso livello di Satyricon. Ma se si guarda a cosa è stata in questo decennio la televisione generalista, si scopre il deserto. Negli anni Zero non è nata (non è potuta nascere produttivamente) una sola trasmissione che fosse innovativa come Blob (nata nell’89), divertente come Tunnel (1994), cupamente coraggiosa come Pippo Kennedy Show (1997), spregiudicata come appunto il Satyricon di Luttazzi e Freccero (a sua volta mandato a svernare su Rai Sat). Per quanto riguarda le serie, se si pensa a cosa è accaduto negli Stati Uniti coi vari Lost, Sopranos o Mad Men, e lo si mette a confronto con Un posto al sole o anche con la pur dignitosa Meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, il confronto non regge, tanto che per trovare un (almeno uno!) prodotto televisivo italiano al passo coi tempi, gli happy few si rifugiano in Boris, che difatti non è prodotto né da Rai né da Mediaset ma dal distaccamento nostrano della statunitense Fox.
Passando dal piccolo al grande schermo, gli anni Zero per il cinema sono iniziati in lieve anticipo, nel ’98, con l’assurda censura al bellissimo Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco, la geniale coppia di cineasti che (proprio mentre in Francia iniziano a scoprirli e celebrarli) le infinite difficoltà produttive patite nel nostro paese hanno portato di recente a sciogliersi. Non è un caso se al Bernardo Bertolucci del sequestrato Ultimo tango a Parigi venne data l’opportunità di girare un kolossal come Novecento mentre Ciprì e Maresco sono costretti a chiudere bottega. Bertolucci o Antonioni (considerando come andarono al botteghino i loro esordi) non arriverebbero oggi a girare la seconda opera, e un Gomorra e un Divo ogni lustro non fanno primavera, come ha detto di recente Mario Monicelli, al quale tra una Grande guerra e un’Armata Brancaleone veniva data l’opportunità di sbagliare. Grande è insomma la pavidità dei nostri produttori, specie quelli con i soldi: tramontato l’astro di Cecchi Gori, se la Medusa punta tutto su Checco Zalone, Aurelio De Laurentiis anziché prendere esempio dallo zio Dino (che produsse La dolce vita) o perlomeno dal padre (Un borghese piccolo piccolo), si ispira al neomelodico d’accatto producendo un Manuale d’amore dietro l’altro, per non tacere dei panettoni natalizi. Così, se Domenico Procacci fu coraggioso all’inizio dei Novanta quando partì Fandango, risulta oggi addirittura eroica l’avventura di uno come Mario Gianani, che nel 2007 produsse un film bello e anticommerciale come In memoria di me di Saverio Costanzo, che sta facendo girare sempre a Costanzo La solitudine dei numeri primi e che, in società con Lorenzo Mieli, ha già messo in cantiere proprio la trasposizione cinematografica di Boris. Se nel nuovo decennio potremo andare a vedere un film italiano senza offesa per i nostri occhi, sarà anche merito di gente come loro.
Il vero ground zero della nostra produzione culturale è tuttavia la musica. Non soltanto in Italia, l’ultimo decennio ha visto il crollo delle grandi case discografiche. Colpa di eMule e del peer to peer, certo, ma anche le major ci hanno messo del loro. Se negli ultimi dieci anni non sono venuti fuori i nuovi Radiohead, una buona responsabilità risiede nel modo in cui i colossi del disco (Mtv in testa) hanno vampirizzato, fin quasi a ucciderla, la scena indipendente. Così, se ad esempio la Sub Pop (la casa discografica che lanciò Nirvana e Soundgarden) ha finito per cedere alle avance della Warner, in Italia il carrozzone di XFactor ha preso il posto di ciò che nei Novanta furono gli ormai defunti Dischi del Mulo (e cioè il meglio della musica alternativa, da Csi a Ustmamò). Questo non ha impedito ovviamente che anche dagli anni Zero nascessero grandi dischi, come dimostra il coraggiosissimo Vinicio Capossela di Canzoni a manovella e Ovunque proteggi.
Anche la nostra letteratura (che a differenza di cinema, musica e tv non abbisogna di grandi sforzi produttivi: per scrivere un bel libro basta un foglio e una penna, o una stampante) ha avuto i suoi momenti di genio e di coraggio, a volte persino ripagato come nel caso del Walter Siti di Troppi paradisi. Questo non toglie che il campo editoriale – e il sistema dei megastore librari – sia ormai uno specchio fedele di un grande problema del nostro paese: non il mercato e la libera concorrenza, ma la loro assenza, con le concentrazioni editoriali sempre più verso l’oligopolio e l’esplosione di indipendenti dei decenni precedenti che ha visto conferme (Iperborea, Marcos y Marcos, minimum fax), ammirevoli allargamenti (e/o alla conquista dell’America con Europa Editions), cessioni a grandi gruppi (Fazi, vendute quote al gruppo Mauri Spagnol) ma non purtroppo repliche, il che ovviamente non è una buona garanzia per la biodiversità delle idee.
Qualunque tentativo di generalizzare un decennio risulta incompleto e manchevole, me ne rendo conto. Ma ho l’impressione che le poche luci e le molte ombre del nostro sistema culturale, arrivato vivo ma esausto al traguardo del 2010, renderanno il prossimo decennio decisivo per stabilire se l’Italia in questo campo diverrà un paese del secondo o terzo mondo. Temo che il rischio esista. Ma siamo tutti responsabili dell’ambiente in cui viviamo, e anche la cultura può essere considerata un ecosistema. E poiché non fu evidentemente un meteorite caduto nel Quattrocento nei pressi di Fiesole a generare Michelangelo e Leonardo, qualunque intellettuale (sia esso critico, scrittore, regista, editore) lamenterà nei prossimi anni la pochezza della nostra situazione senza prima essersi chiesto cos’ha fatto lui per migliorarla, avrà appena commesso un piccolo crimine eco-culturale, innanzitutto contro se stesso.

Annunci

Tag: , , , , , ,

11 Risposte to “Questo decennio”

  1. igor traboni Says:

    Ovvio che tutto lo scibile dentro non ci sta, e allora vediamo solo due aspetti tra quelli che Lagioia opportunamente cita: credo che vada butatto al mare questo decennio della musica, ostaggio di Amici e della premiata ditta Costanzo-De Filippi. Ma poi buttiamo pure una scialuppa di salvataggio per quello che ha rappresentato, e credo lo farà ancora per molto tempo, uno senza peli sulla lingua come Povia. Non solo quello più conosciuto e che fa discutere, ma andate a sentirvi tutto il cd Centravanti di mestiere. A proposito di libri, poi, bisognerebbe scrivere… un libro. Però me lo tengo stretto questo decennio, se è vero come è vero che ha fatto lievitare quelle belle cose che escono dai torchi – ma si dice ancora così? – di Marcos y Marcos, minimum fax e ci metterei anche Mattioli 1885

  2. Smemorato Says:

    Povia, Saverio Costanzo (la solituduine dei numeri primi), Boris…Ok, me li sono segnati, grazie 😉

    [ma per favore…]

  3. Mauro Says:

    A parte “Private”, vatti a guardare “In memoria di me”, di Saverio Costanzo. L’abbiamo visto in 4 gatti, ma è un film proprio bello.

  4. joanna burden Says:

    a proposito di cinema, parliamo anche di Giorgio Diritti?

    un paese che lascia morire capolavori, che chiude collane prestigiose (un esempio a portata di tutti: la NUE della fu Einaudi), che si accorge di ciò che è stato soltanto in occasioni funebri, è un paese che si specchia fedelmente in quello che produce. insomma… la memoria. dare lustro ai passi di chi ha camminato prima di noi mi sembra un buon modo per andare avanti senza insozzarsi nella paccottiglia.

  5. joanna burden Says:

    ah! a Povia non lancerei neanche una tavoletta di legno: e comunque, a mio avviso, galleggerebbe da solo.

  6. Nicola Lagioia Says:

    Cara Joanna,
    grazie per l’assist: il mio prossimo articolo postato su minima&moralia sarà proprio sul film (bellissimo) di Giorgio Diritti.
    E tra l’altro… pare che sia molto bello anche quello di Pietro Marcello (il vincitore del Torino Film Fest, che uscirà nelle sale a metà mese, però io non l’ho ancora visto).

  7. LUCA T. Says:

    Mi colpisce il riserbo sulla vitalità della letteratura italiana (a mio avviso davvero encomiabile, compreso il lavoro dell’autore di questo pezzo). Poi ci sarebe da dire qualcosa sul fumetto, e sul cinema d’animazione …

  8. Nicola Lagioia Says:

    Lo so, scusami (e gli altri lettori mi scusino): era per una questione di spazio. Le battute assegnatemi erano ovviamente limitate, e mi sono limitato al discorso editoriale senza scendere troppo sul letterario. Anche a mio parere la letteratura italiana degli ultimi 15 anni ha dimostrato una grande, davvero grande vitalità – con pochi e spesso pochissimi mezzi a disposizione. Ed è vero, c’è anche il fumetto e il cinema d’animazione. Solo che ho cercato non tanto di soffermarmi sulla vena creativa di scrittori, registi, autori di fumetti ecc., ma di analizzare lo stato di salute (come chiamarli?) dei detentori dei mezzi di produzione e diffusione: produttori cinematografici, dirigenti delle tv, discografici ecc., e di come questo si rifletesse poi sugli atti creativi.

  9. Laura Says:

    anche gli spunti televisivi interessanti sono andati persi.Su Mtv ricordo un programma davvero interessante, ‘Avere vent’anni’, di Massimo Coppola.
    Del quale ricordo un memorabile servizio sulla campagna elettrorale di Mara Carfagna.Ricordo anche che fu colpito da censura, il memorabile servizio, sotto la solita scusa della par condicio.
    E, in definitiva, di quel programma andarono perse le tracce.

  10. stefano Says:

    “avere vent’anni” era propio bello! Di Massimo Coppola ricordo anche “Pavlov”, in cui c’era solo Coppola e il suo cane in un loft ripreso dalle telecamere, e il primo “brand:new”, di cui poi è uscito anche il libro edito da minimum fax.

    p.s.
    Caro Lagioia, io a partire dal 2010 ho scoperto la tua voce, ( Tre sistemi per…, Babbo Natale e la CC, e Riportando tutto a casa ). Bella intonazione!

  11. marcello j. Says:

    degli anni zero salverei anche i baustelle.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: