Perché noi italiani adesso siamo itAlieni

by

Questo articolo di Giorgio Vasta è uscito stamattina su Repubblica e presenta un’iniziativa che si svolge a Torino, un ciclo di incontri dal titolo Italieni. Come siamo diventati extraterrestri, che si terrà a partire da stasera al Circolo dei Lettori.

di Giorgio Vasta

La gelatina è una sostanza spessa e collosa. Ha soprattutto a che fare con gli alimenti. Ma non solo. Gelatinoso, ad esempio, è l’aggettivo che, connesso al sostantivo sistema, ricorre nelle intercettazioni telefoniche relative alle indagini sulla gestione del mancato G8 della Maddalena. Ci si riferisce a un contesto in cui, in una prospettiva criminale, prevale l’amalgama indistinto, l’indifferenziazione nella quale tutto si mescola dando forma a un densissimo blob. Al di là di questa recente ricezione del termine, l’impressione è che la consistenza gelatinosa possa essere odiosamente emblematica dell’esperienza complessiva che facciamo oggi della cosa Italia. Delle sue sabbie mobili. Perché nel nostro quotidiano di esseri umani che sono cittadini e che vorrebbero essere ancora, tenacemente, soggetti storici, a imporsi è la percezione di un presente sempre più vischioso, una sostanza del tempo in cui, prevalendo il mescolamento che omologa e azzera, ogni avvenimento tende a sfocarsi e a perdere una sua reale significatività. Lo spazio sociale che ne discende è un luogo nel quale le anomalie si saldano numerose tra loro, e inglobando sparuti frammenti di normalità danno forma a quella materia omogenea, omogeneamente vaga, che è il nostro presente.
ItAlieni. Come siamo diventati extraterrestri è un ciclo di incontri – organizzato e ospitato dal Circolo dei Lettori di Torino, già da tempo promotore di iniziative analoghe – che attraverso uno strumento essenziale e memorabile come la parola (una parola adulta e condivisa da intendere a tutti gli effetti come parola politica) si propone di intervenire sulla materia nella quale viviamo immersi con l’obiettivo di ripristinare metodi e prospettive. Persino gerarchie, definizioni.

Perché in questo paese di gelatina anche le parole sono abbandonate al medesimo destino di strategica malinconica indistinzione che sembra caratterizzare ogni fenomeno italiano. Le parole proliferano – non sono mai state così numerose – eppure, nonostante una simile accelerazione, il discorso pubblico inclina verso una progressiva potentissima desensibilizzazione. Davanti ai nostri occhi si dispiega uno scenario nazionale nel quale, all’affermarsi della miseria come normalità (una miseria complice e strutturale che si innerva in ogni direzione) non segue una reazione di sconcerto, di indignazione e di rabbia: una cataratta psicologica scende a offuscare la nostra cognizione delle cose.
Parafrasando e invertendo la sintesi di Nicola Lagioia nel suo Riportando tutto a casa, quando individua negli anni Ottanta il manifestarsi di« un trauma senza evento», potremmo sostenere di vivere immersi in un paese nel quale gli eventi non riescono più a generare traumi. Nel senso che non riescono più a determinare reazioni forti, uno sconcerto, una indignazione e una rabbia che non siano le retoriche prêt-à-porter dello sconcerto, dell’indignazione e della rabbia bensì esperienze emotive – e al contempo razionali, critiche e civili – talmente potenti da rendere imprescindibile il desiderio di un’azione politica. Un sentimento, in sostanza, in grado di farci recuperare quella soggettività storica che appare ormai al crepuscolo. Perché se perdiamo questo sentimento di partecipazione precipitiamo nello stato di imperturbabile estraneità – periodicamente travestita con gli abiti di una adesione alla cosa pubblica soprattutto o esclusivamente d’ordine simbolico – che si sta affermando come condizione naturale della vita italiana. Diventiamo, di fatto, extraterrestri in questo paese.
Concentrandosi su una serie di espressioni nodali – giustizia, unità nazionale, legalità, storia, etica pubblica – ItAlieni vuole dunque essere un’occasione per dare nomi, sottrarre forme all’indistinto. Perché l’atto del nominare, l’ostinarsi malgrado la deriva verso l’indefinito a battezzare criticamente le cose, è al contempo un bisogno individuale e sociale, il processo originario tramite cui una comunità si descrive a se stessa.
Senza dimenticare che adesso, in Italia, lavorare sul diritto di ognuno a essere un soggetto storico attivo – desiderare questo diritto, rivendicarlo, provare ad articolarlo – vuol dire compiere un’azione che per molti versi appare un anacronismo. Qualcosa di cui, finché sarà possibile, andare orgogliosi.

Annunci

Tag: , , , , , , ,

3 Risposte to “Perché noi italiani adesso siamo itAlieni”

  1. Laura Says:

    spero di trovare presto il calendario dei prossimi appuntamenti.

  2. andrea bertotti Says:

    Per la maggioranza di noi italiani l’etica è una short version di etichetta oppure etichetta è un vezzeggiativo di etica.
    Tanta gente spaventata dalla possibiltà di finire povera e tanta gente povera davvero. La specie speciale e il suo cuore animale. Pazienza.

  3. gabri Says:

    Il mio giudizio sull’incapacità di reagire non può essere più duro del suo : retorica prèt-a-porter dell’indignazione.
    E questa gente che da troppo tempo si scandalizza e si strappa le vesti sarebbe capace di ragionare politicamente?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: