Gioco

by

di Gianluca Cataldo

Pensiero senso-munito se letto accanto a Manoscritto trovato in una tasca di Julio Cortazàr.

Igor e Lisa passarono il pomeriggio in libreria a scarabocchiare su una cartina vecchia della metrò di Parigi gli spostamenti di Julio, Ana Margrit , Paula Ofelia, le mille donne del gioco per uno uomo solo, le mille donne sdoppiate per un uomo solo che si impone un gioco di sopravvivenza, uno scherzo di riflesso per riflettere una vita su uno specchio privo di profondità, proprio come il tedesco di quel romanzo che Nicola voleva copiare.
Partirono da Étienne Marcel ed erano ancora due su una cartina, seduti in mezzo ad altri riflessi di cellulosa. Poi divennero tre, con un uomo dallo sguardo torvo e dalle sopracciglia abbondanti, con una gauloise perennemente sulle labbra, un uomo che si aggirava alle loro spalle affaccendato nella ricerca di libri bislacchi, fumetti dimenticati, autori nascosti, vecchi amici italiani con cui chiacchierare di Argentina, Francia, Italia, crimini di guerra, passeggeri di una nave, romanzi storici e spettacoli teatrali, con Susan che non si è mai sdoppiata nel finestrino di un treno a Vaugirard, Châtelet, Odéon.
Lisa non era mai stata in Francia mentre Igor conosceva la meticolosità della metro, la ragnatela di possibilità tessute dai tapiroulant, ragni da itinerario. Che Mondrian… ragni! Si perdeva nei volti di tutti, nelle mete di tutti, nelle svolte, nelle intenzioni, nei progetti di tutti ma non aveva mai fatto il gioco, non aveva mai avuto il coraggio.
Si aggiunse una terza persona, Ana, una ragazza con una borsa rossa tra le braccia seduta ad una poltrona nera, e quella borsa aveva deciso che c’era gioco per tutti e tre, Igor (stavolta anche lui), Lisa, che aveva sorriso, e quell’uomo che non riusciva più a trovare i suoi interstizi. Paula e Ofelia erano scese a Montparnasse Bienvenüe, uscite da una porta che dava sulle due torri ma Ana era rimasta (niente Saint-Sulpice), e Margrit con lei, più agitata, agitato anche l’uomo e anche Lisa che a queste cose teneva particolarmente ma non Igor che riponeva un fiducia infinita nella linea 4. Intanto tra Igor e Lisa cominciava a riflettersi un finestrino e Igor trovò conferma nella mancata preparazione di Lisa. Le donne sono solite controllare i pacchetti con i libri che hanno attorno prima di pagare e andarsene magari per sempre, e Saint-Placide passò serenamente seppur con una lieve inquietudine da parte dell’uomo che inarcò leggermente il sopracciglio dopo un occhiata fugace ad Asil. Ripassò Montparnasse (troppo fresca la ferita di quell’infame coincidenza), passò Vavin, Raspail ma non l’inquietudine dell’uomo che cominciò a solleticare la bile dubbiosa di Igor che si corrucciò leggermente. Intanto Ana ristette quando le cadde la borsa rossa. Margrit si chinò, la raccolse dolcemente e insieme si alzarono e uscirono dalla porta di Denfert-Rochereau. L’uomo le seguì, disinteressandosi delle leggi, del codice, di Igor, Asil e un finestrino di specchio che cominciava a infrangersi.
Nessuno seppe mai come andò a finire. Igor smise di leggere e fissò Lisa, assente. Sembrava essere uscita da se stessa, come se questo fosse possibile. Inarcò leggermente il sopracciglio sinistro.

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Una Risposta to “Gioco”

  1. pessima Says:

    http://www.progettobabele.it/Traducendotraducendo/showrac.php?ID=1086
    (qui il testo in traduzione)

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