Da Verne all’Islanda cristiana. Il fascino dei vulcani è per sempre

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Questo pezzo è uscito il 25 aprile sul Riformista

di Francesco Longo

Gli ebrei furono liberati dalla schiavitù egiziana perché il Signore mandò una nube che li condusse dritti fino al Mar Rosso. La colonna di fumo aveva questa caratteristica: «la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte». Sull’attuale nube vulcanica islandese è facile trarre suggestive interpretazioni circa arcani moniti divini o moniti di Madre Natura, ma due cose sono certe. Primo: i vulcani hanno spesso attirato l’attenzione degli scrittori. Secondo: certe volte la religione e la letteratura si incontrano: sui vulcani. E si potrebbe anche aggiungere che la letteratura a volte si avvera, proprio come le preghiere o gli scongiuri.
Un vulcano islandese alzò la voce nell’anno mille, quando non esistevano ancora i processi mediatici, ma il cristianesimo se la passava lo stesso maluccio. Nei giorni in cui l’immagine della chiesa è ai minimi storici, nell’alto dei cieli si è alzata una nube che ha fatto strisciare a terra gli aerei. Una leggenda vuole che nell’anno mille, in Islanda, un vulcano fu determinante per il futuro della religione cristiana. All’epoca, il parlamento si riunì a Thingvellir, sopra una vecchissima distesa di lava, per prendere una decisione cruciale per il futuro della nazione. Era infatti arrivato il momento di decidere se adottare la religione cristiana o se proseguire ad adorare i loro antichi dei. Il parlamento riunito si spaccò in due fazioni. Ogni ala denunciava l’altra sostenendo che gli avversari erano fuori legge. Mentre la discussione era ancora accesa, irruppe un messaggero che sconvolse la disputa. Avvertì che la lava del vulcano aveva iniziato a sgorgare e che presto il villaggio del capo della comunità cristiana sarebbe stato spazzato via. Per i pagani era la prova dell’esistenza dei loro dei che non volevano essere cacciati. I loro discepoli tirarono queste conclusioni: «Cristiani: i nostri dei sono irritati dalla vostra proposta». Era possibile però leggere il fenomeno anche in un altro modo. Per il capo dei cristiani infatti c’era qualcosa che non tornava. La riunione avveniva su una colata di lava precedente. E il cristiano concluse così la sua arringa: «per quale motivo al tempo di quella antica eruzione i vostri dei sarebbero stati irritati? Forse proprio perché non esisteva ancora il cristianesimo sull’isola!». Si passò alla votazione. Il capo cristiano era stato più convincente. I voti dissero chiaramente che l’Islanda doveva voltare le spalle ai vecchi idoli e convertirsi al cristianesimo. Insomma il vulcano avrebbe portato la chiesa cristiana sull’isola.

I vulcani islandesi, prima ancora di mettere in ginocchio l’economia europea e di gettare cenere sulle compagnie aeree, erano già famosi nell’immaginario collettivo. È proprio in un vulcano islandese che entrano i tre protagonisti del romanzo di Jules Verne Viaggio al centro della terra. Il visionario scrittore francese immaginò che il cono dello Sneffels fosse il varco per calarsi nel cuore del pianeta. Il vulcano di Viaggio al centro della terra dormiva allora da seicento anni. Gli esploratori protagonisti dell’avventura scendono nei suoi labirinti per raggiungere le viscere del mondo. Curioso che dopo lungo peregrinare nel dedalo dei cunicoli sotto la crosta terrestre, i tre escano a rivedere le piante proprio nel nostro vulcano Stromboli, già allora celebre per la sua bellezza.
Il vulcano letterario più celebre è certamente quello di Malcom Lovry, del famoso romanzo Sotto al vulcano (Feltrinelli), ma in questi giorni di nube, il libro più inquietante da leggere è certamente il libro di Alessio Grosso intitolato Apocalisse bianca (Mursia, pp. 342, euro 10,50). Si tratta del tipico caso di profezia che si auto avvera (almeno per metà). Il libro, che si presenta come il primo meteo thriller italiano, racconta la storia di un vulcano islandese (il Laki) che scoppia in una violenta eruzione e la nube minaccia l’Europa. «Potete osservare nel cielo quelle nuvole bianche gigantesche, che si vedono crescere a vista d’occhio. Presto raggiungeranno lo stadio di massima maturità e sulla pianura la loro ombra ridurrà la luce del giorno». In questo libro catastrofico Alessio Grosso (caporedattore di MeteoLive) prevede danni alla salute e all’economia, terremoti, tsunami e soprattutto cambiamenti climatici. A Roma, a fine luglio, si tirano fuori i cappotti. Nel romanzo catastrofico, intrigante e affascinante, seppure non letterariamente rilevante, c’è spazio anche per una po’ di storia della vulcanologia, e si racconta dello scoppio del Laki di fine settecento. «Nel 1783, il Laki eruttò circa trenta miliardi di tonnellate di lava provocando, sull’isola, la morte di novemila persone, oltre a gran parte del bestiame. E non si limita a questo! Le ceneri del vulcano si sparsero in tutto il mondo, abbassando la temperatura». Con tanto di gelate estive.
I vulcani sono amati dalla letteratura e dalle forme di religiosità naturale. In Italia il cristianesimo non ha mai del tutto cacciato via la religiosità naturale, e comunque, spesso, il confine tra devozione e superstizione appare labile. Nel 1971 l’Etna sputava nell’aria grandi blocchi di pietre che venivano giù dalla sua bocca. Gli abitanti del paese di Sant’ Alfio, costruito sulle pendici del vulcano, corsero a prendere le reliquie del loro santo e le portarono lì dove la lava stava minacciando la loro esistenza. Si inginocchiarono e cominciarono a recitare le preghiere perché l’eruzione non portasse via le loro case. Le loro preghiere furono esaudite.
Ancora in Islanda, stavolta nell’anno 1104, il vulcano Helka si attivò. La popolazione iniziò una passaparola di dicerie. I cristiani dell’isola non avevano dubbi: si stava aprendo la porta dell’inferno. Allora come oggi, sembrava che la moralità avesse raggiunto condizioni penose e i monaci cistercensi colsero l’occasione della minaccia vulcanica per invitare tutti alla conversione. Cosa c’era di più convincente per gli eretici che far vedere con i loro occhi com’era fatto l’inferno?
La storia delle nubi rimane la stessa, da sempre. Per alcuni è tenebra, per altri è luce. In alcuni crea scompiglio, per altri è una torcia. Ogni volta che il cielo si scura l’uomo si interroga, e il gioco delle interpretazioni diventa facilmente letteratura.

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