Seminario suoi luoghi comuni

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16. La matrice

di Francesco Pacifico

Ecco un racconto di Kafka, trascritto per intero

Risoluzioni di Franz Kafka

Sollevarsi da una misera condizione dev’essere, anche con voluta energia, facile. Mi strappo dalla poltrona, giro correndo intorno alla tavola, metto in moto la testa e il collo, faccio divenir fuoco gli occhi, tendo intorno ad essi i muscoli. Combatto ogni impulso, saluterò A. con calore, quando ora verrà, sopporto amichevolmente B. nella mia stanza, e mando giù tutto quello che vien detto in casa di C., nonostante il dispiacere e la fatica, a lunghe sorsate.
Ma anche in questo caso a ogni errore che non si potrà evitare, l’insieme – il facile e il difficile – si arresterà e io sarò costretto a rigirarmi in cerchio.
Perciò la miglior soluzione è di accettare tutto, contenersi come una massa pensante, e, anche se ci si sente come soffiati via, non lasciarsi trascinare a compiere un passo non necessario, guardare il prossimo con occhio animalesco, non provar pentimenti, insomma soffocare colla propria mano quel che ancora resta della vita come fantasma, e cioè aumentare ancora l’ultima pace sepolcrale e non lasciar sussistere nient’altro.
Un movimento caratteristico di un simile stato d’animo è di passarsi il mignolo sulle sopracciglia.

Non ci sono «vicende narrate». Non è una storia su un personaggio cui accadono alcune cose in successione e che si trova in un punto all’inizio e in un altro punto alla fine. Non c’è un personaggio che agisce o che osserva. Potremmo vedere questi quattro paragrafi come un lavoro di preparazione: ecco secondo quali principi agisce un certo personaggio; ecco come vede il mondo («perciò la miglior soluzione è di accettare tutto»). Da qui si potrebbe partire dunque per scrivere una storia incentrata su un personaggio dai contorni abbastanza definiti. E invece, il racconto è già finito così.
Allora cosa fa di «Risoluzioni» un racconto? E cosa implica il fatto che questo sia in effetti un racconto?
Io la vedo in questo modo: il semplice prevedere che un personaggio reagirà in una certa maniera al contatto con la realtà lo rende reale, attivo, dinamico, come se stesse già agendo sotto i nostri occhi. Ogni frase del primo paragrafo è la matrice per numerosi potenziali momenti romanzeschi. Nel secondo paragrafo il protagonista potenziale stabilisce in quale situazione incontrerà un impasse: se vogliamo, lo si può vedere come un secondo atto; e dunque vedere il terzo paragrafo come un potenziale terzo atto. Anche se tenderei a pensare che anche il terzo paragrafo è una matrice di ulteriori idiosincrasie di questo personaggio ancora tutto da usare. Il quarto paragrafo è un’immagine accuratissima, che sta lì come esempio ma è la materia – quel mignolo e quelle sopracciglia – in cui va a infilarsi tutto lo spirito del breve racconto.
Una cosa del genere vale come radiografia di cos’è la letteratura a stringere. Kafka ha stretto il più possibile, per produrre questo lievito letterario. È uno choc, nella sua semplicità: facendoci capire qual è la tensione che sta alla base del narrare, facendocelo capire senza usare i soliti ferri – senza scene, scenografie, dialoghi – pone secondo me la seguente provocazione: a cosa serve usare scene, scenografie, dialoghi, discorso indiretto libero e così via se non c’è alla base l’essenza irriducibile di un personaggio: i suoi limiti, i suoi tic mentali, il suo essere assolutamente particolare? A che serve mettersi a scrivere se non si sa di chi si sta scrivendo? A volte ci si mette frettolosamente a scrivere un racconto, o un romanzo: ci si ficcano dentro le cose che occorre ficcarci dentro, ma magari non ci si è ancora calati in quel genere di concentrazione che produce dentro di noi un personaggio: e così sembra esserci tutto quel che serve, e invece non c’è niente.

Leggi le precedenti puntate del Seminario suoi luoghi comuni
15. But I digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

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