Archive for the ‘musica’ Category

Immolazione a Roma

gennaio 25, 2010

Henze all’Auditorium

di Giordano Tedoldi

Riporto le personali impressioni (quot capita, tot sententiae – Formione, Terenzio) del concerto di ieri, alla prima di Immolazione (Opfergang) di Hans Werner Henze all’auditorium Parco della Musica di Roma (seguiva il Canto della Terra di Mahler ma per motivi musicali e extramusicali sono uscito all’intervallo). Il direttore Pappano ha fatto una breve introduzione, ha spiegato un paio di accordi ricorrenti al pianoforte concertante (modulazione fa diesis maggiore-do maggiore era uno, il leitmotiv dell’uomo disperato, molto consigliato in sala prove a postrock, postnewwave, postpunk band, fa diesis maggiore-do maggiore, provateci, fa un bell’effetto Paradiso Perduto; l’altro accordo trascelto, quello del cane, non lo ricordo), indicato la tuba wagneriana e un oboe basso come particolarità orchestrali (ah, l’oboista era palesemente in serata no, nelle note basse con l’oboe basso tutto ok, appena saliva lanciava stecche molto appropriate dato il contesto tardo-espressionista), definito l’organico come quello di un’orchestra da camera allargata, e ha parlato di partitura dai forti contrasti.
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Diaframma e ciò che resta del rock

dicembre 31, 2009

Pubblicato qualche giorno fa sul Riformista
di Nicola Lagioia

Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di condividere lo stesso palco con Federico Fiumani, cantante, chitarrista e anima dei Diaframma, uno dei pochi gruppi rock degni di questo nome nati in Italia negli ultimi trent’anni. Il luogo era il torinese Circolo dei Lettori, e l’occasione una rassegna ideata per far convivere letteratura e musica tra gli stucchi dell’austero palazzo Granieri della Roccia. Un contesto lontano da teatritenda, centri sociali e altri spazi d’elezione per la musica alternativa. E tuttavia, quando ho visto Fiumani imbracciare la chitarra e poi lanciarsi nei classici del repertorio come Verde, Siberia, Caldo, L’Amore segue i passi di un cane vagabondo davanti a un pubblico che più eterogeneo non poteva essere (tra fan accorsi dai paesi circostanti, studenti di creative writing nati dopo la new wave, signore impellicciate che ignoravano anche il nome di Ian Curtis), suscitando tra gli astanti non l’entusiastica e in fn dei conti vuota compiacenza che circonda i Dinosauri della musica leggera ma sentimenti più difficilmente gestibili quali stupore, perplessità, fastidio, commozione, spiazzamento, amore… è stato allora che ho pensato: «ecco, dov’era andata a nascondersi per tutto questo tempo…» Mi riferivo alla musica rock.
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Quando eravamo punk

dicembre 18, 2009


Da Camille Claudel a Patti Smith, passando per Elisabeth Louise Vigée Le Brun, Sofia Coppola e Sophie Calle. Sculture, polaroid, ritratti, film e installazioni, punk e firmati da donne. Perché l’arte non è solo degli uomini, e il punk non è nato negli anni Settanta. L’articolo è apparso su Diario nel giugno del 2008.

di Tiziana Lo Porto

Fracassava sculture (le sue) come fossero chitarre elettriche. Viveva l’amore in modo estremo e spudoratamente irregolare, contendendosi tra l’adorato fratello e un amante di ventiquattro anni più adulto di lei che altri non era che il suo maestro di tutto, Auguste Rodin. Scolpiva fino allo sfinimento, devota all’arte più che a ogni altra cosa. E ogni sua opera era bella e intensa come fosse l’ultima. Camille Claudel aveva indiscutibilmente l’allure e la tempra di una generazione di musiciste che, contro tutto e tutti, poco meno di un secolo dopo avrebbero cambiato la storia della musica. Camille Claudel era molto punk, nonché idealmente sorella della musicista, poetessa, artista, musa Patti Smith. Le ritroviamo entrambe esposte in due mostre visitabili in questi giorni a Parigi: ottanta opere di Camille Claudel al Musée Rodin fino al 20 luglio, quarant’anni di arte di Patti Smith alla Fondation Cartier fino al 22 giugno. Poco meno di un secolo di scarto tra l’una e l’altra, dicevamo, malgrado qui e ora la distanza sia assolutamente irrilevante. E la storia da raccontare non sia quella delle due artiste, ma quella del come l’arte femminile, avanzando lentamente e senza troppo clamore, sia riuscita a occupare spazi tradizionalmente, e – diciamolo pure – un po’ ingiustamente, destinati ad artisti uomini. Se lo chiedeva più di mezzo secolo fa la pittrice, nonché sorella di Simone, Hélène de Beauvoir, passeggiando tra le solenni stanze del Louvre: ma dove sono le donne? Domanda onesta, che sarebbe rimasta a lungo senza risposta.
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