Posts Tagged ‘Alberto Abrasino’

PopCamp

agosto 31, 2009

Una recensione camp del nostro Francesco Pacifico apparsa qualche tempo fa sulla rivista Rolling Stone.

di Francesco Pacifico

«Il miglior modo di nascondere una cosa è metterla in mostra».
Bellissima frase che non si sa mai quando usare. Per i sodomiti della Londra tardovittoriana, invece, era uno stile di vita. Gruppo eterogeneo di poveri, ricchi, nobili, amanti delle cose belle e dell’inversione, in una società che aveva inventato da pochi decenni il concetto di omosessualità per misurarli e ghettizzarli, si trovarono in questa curiosa posizione: non potevano negare di essere molto distanti dal noioso modello britannico di virilità, ma nemmeno ammettere cos’erano. Di fronte ai bisogni contraddittori e ugualmente imprescindibili di segretezza ed espressione, la soluzione era agghindarsi, fare scena, spiazzare per sfuggire alle definizioni. Un garofano verde all’occhiello, una vistosa pelliccia, andarsene in giro a sparare aforismi. Per questo genere di comportamenti cominciò a utilizzarsi la parola camp, che più o meno voleva dire mettersi sulla scena, esibirsi. Da allora la parola ha fatto moltissima strada ed è stata di volta in volta sinonimo di gay, travestitismo, pop (quando esplose come fenomeno negli anni Sessanta e tutti cominciarono a parlarne).
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Renato Nicolini o dell’Estate romana

agosto 4, 2009

Un articolo datato ma per certi versi attuale, uscito un paio di anni fa per Il Riformista e gentilmente concessoci da Ivan Carozzi; ve lo riproponiamo a seguito della recente candidatura di Renato Nicolini alla segreteria del Pd.

di Ivan Carozzi

pazienza_blog Un giorno d’estate di moltissimi anni fa, vidi alla tv un uomo dall’aria buffa, che parlava, parlava, parlava. In seguito scoprii che quell’uomo era Renato Nicolini, un assessore, un architetto, classe 1942. Somigliava al comico veneziano Lino Toffolo, ma più magro, più figurino. Sguardo guizzante, riccioli da Peter Pan, un sorriso permanentemente autoironico. Era un intellettuale del PCI che non aveva studiato alle Frattocchie, che non vantava un cursus honorum d’apparato. Non ci si sarebbe sorpresi di vederlo su di una copertina del Male, disegnata da Pazienza. Non ci si sarebbe sorpresi, qualche anno più tardi, se lo avessimo visto accomodato tra Pazzaglia e D’Agostino, nello studio neobarocco di Quelli della notte.
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