Posts Tagged ‘anniversario’

Ballard un anno dopo

aprile 19, 2010

Iniziamo la settimana con la voce di Nicola Lagioia, che ieri ha pubblicato sul Riformista un articolo dedicato allo scrittore inglese James Graham Ballard, morto il 19 aprile dello scorso anno.

di Nicola Lagioia

Un anno fa moriva James Ballard, nato a Shangai da genitori britannici, maestro del genere letterario che forse ci rappresenta meglio – la fantascienza del presente – e, insieme a Philip K. Dick e William S. Burroughs, coraggioso esploratore di quel particolarissimo stato di coscienza alterato che, grazie all’esplosione dei mass media, è diventato una condizione permanente del nostro stare al mondo. Si potrebbe quasi dire che il discorso iniziato da Sigmund Freud ad apertura di XX secolo (L’interpretazione dei sogni uscì a cavallo tra 1899 e 1900, proprio mentre Nietzsche moriva lasciando al Novecento una delle eredità più scomode e controverse dalla cui vertiginosa altezza un filosofo si sia mai congedato) si sia aggiornato – su piani e con linguaggi decisamente diversi – grazie a opere come Pasto Nudo (Burroughs), Le tre stimmate di Palmer Eldritch (Dick), e La mostra delle atrocità, probabilmente il capolavoro di Ballard insieme a Crash.
Simile in questo a Franz Kafka, a cui fu sufficiente un interno praghese con scarafaggio per ribaltare la letteratura del suo tempo, l’intuizione più profonda di James Ballard consistette nel capire che le contemporanee forme di comunicazione (tv, cinema, pubblicità), di convivenza (i grattacieli, i centri commerciali), di trasporto (l’automobile, cioè il vero oggetto-simbolo del secolo breve) spalancavano scenari tanto nuovi quanto inquietanti e inimmaginabili se indagati a fondo, tanto da far retrocedere a semplice modernariato non solo i viaggi al centro della terra di Verne o gli uomini invisibili di H.G. Wells, ma anche l’epica fantascientifica del pur valoroso Isac Asimov, che però da questo punto di vista sta a Ballard come Salgari a Conrad.
È sufficiente così un presunto monumento di razionalità e tecnica (il grattacielo londinese de Il condominio, i cui abitanti a un certo punto iniziano ad ammazzarsi barbaramente tra di loro) perché Ballard ci mostri quanto sia breve il passo che ancora separa la civiltà dalla barbarie; gli basta rileggere (in Crash) il concetto di incidente automobilistico come speculare dell’apoteosi erotica per riaggiornare gli studi sulla pulsione di morte che in Al di là del principio di piacere segnarono proprio il pensiero dell’ultimo Freud; ecco allora che i centri commerciali diventano i nuovi catalizzatori delle tensioni sociali (Regno a venire e il suo celebre incipit: «I quartieri residenziali sognano la violenza…»); e soprattutto ecco che un ospedale psichiatrico (La mostra delle atrocità) diventa il luogo giusto per raccontare la schizofrenia da bombardamento massmediatico da cui siamo affetti tutti noi uomini ufficialmente sani di mente, il cui diaframma tra interiorità e immaginario collettivo è ormai andato in frantumi.
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Un onorevole siciliano

novembre 20, 2009

Questo articolo è apprso sul Riformista.
di Alessandro Leogrande

Nell’arco dei quattro anni in cui fu deputato radicale, dal 1979 fino al 1983, Leonardo Sciascia tenne in aula, tra interrogazioni e interpellanze, undici interventi. I testi erano stati già raccolti, insieme alla trascrizione di alcune interviste concesse a Radio radicale e ad altri scritti, in un libro curato da Lanfranco Palazzolo per le edizioni Kaos: Leonardo Sciascia deputato radicale. I soli testi «parlamentari», insieme alla relazione di minoranza redatta per la Commissione d’inchiesta sul caso Moro, vengono ora riproposti in un agile volumetto Bompiani, Un onorevole siciliano, con introduzione e commento di Andrea Camilleri.
Nel ventennale della morte, questi interventi tenuti a Montecitorio offrono più di uno spunto di riflessione sul confine «civile» dell’attività più strettamente letteraria del grande scrittore siciliano. Come scrive Camilleri, Sciascia è stato sempre stato «un politico», sia quando ha scritto romanzi e racconti, sia quando ha scritto articoli che hanno fatto infuriare il dibattito pubblico, sia quando è stato consigliere comunale a Palermo, come indipendente nel Pci, o appunto parlamentare radicale. E da letterato che scruta la società siciliana e italiana (o da intellettuale «illuminista» che utilizza l’arma letteraria) si è sempre prodigato, come scrisse su Tuttolibri nel ’79, per realizzare una «salutare confusione» tra etica e politica.
Perché Sciascia andò in Parlamento? Secondo Camilleri per prendere parte dall’interno alla Commissione di inchiesta parlamentare sul sequestro e l’assassinio di Moro, dopo aver scritto pochi mesi prima L’affaire Moro. Ma forse c’era anche una motivazione più profonda, come dirà egli stesso in un’intervista concessa a Marcelle Padovani: contribuire nel proprio piccolo a «rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà». E farlo nelle file dell’unico partito che al momento lo consentiva, il partito radicale.
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Hanno detto di lui

settembre 12, 2009

Una pubblicazione straordinaria, quella di questo weekend, che la redazione di minima&moralia ha deciso in occasione del primo anniversario dalla scomparsa di David Foster Wallace. Il primo è un pezzo che Nicola Lagioia ha scritto qualche tempo dopo la notizia della sua morte per la rivista Lo Straniero. A seguire due interventi, uno di Tom Bissel l’altro di Dave Eggers pubblicati su McSweeney’s e tradotti dal nostro direttore editoriale e traduttrice di Wallace, Martina Testa, di cui l’ultimo ricordo.

Il suicidio di David Foster Wallace ha lasciato scioccata un’intera generazione di lettori. Al di là dei coccodrilli e del tran tran dignitosamente ordinario di una breve commemorazione mediatica, le autostrade telematiche sono state rapidamente invase da messaggi pieni di sgomento e di dolore autentico. Sui siti internet, nei blog, nei forum di discussione e poi, fuori dalla rete, nelle conversazioni tra appassionati (spesso molto giovani) di letteratura contemporanea: «è morto uno di noi…», «lo sentivo vicino come un fratello…», «adesso mi sento persino più solo di prima…», «si può provare tanto dispiacere per una persona che non si è mai frequentata fuori dalla pagina?» Questo, molto semplicemente, il tenore dei commenti a botta calda. Io stesso – che lavoro per la casa editrice che ha pubblicato Foster Wallace fuori dagli States per prima – sono stato raggiunto telefonicamente da persone che non sentivo da mesi o che conosco solo di sfuggita: nessuna pruriginosa richiesta di informazioni sul perché e sul percome del gesto, né la voglia di chissà quale analisi definitiva sull’esperienza letteraria dell’autore di Infinite Jest – piuttosto, la voglia di condividere con qualcun altro che presumibilmente ha fatto esperienza dell’universo-Foster Wallace una notizia pubblica che, inaspettatamente, irrompe nel privato. Irrompe nel privato e fa male, questo il punto. «Cosa sta succedendo?» mi sono chiesto allora.
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