Posts Tagged ‘Architettura’

Il nido

agosto 17, 2009

di Gianluigi Ricuperati

La Cina contemporanea è un luogo del tempo storico in cui quando si arriva al primo gennaio e si pensa al 31 dicembre – beh, il 31 dicembre è davvero l’anno scorso. Lo stadio di Pechino, progettato dallo studio svizzero Herzog & de Meuron in occasione della formidabile accelerazione olimpica – un’accelerazione dentro un’altra accelerazione, quella più generale dell’economia cinese – è un luogo dello spazio storico in cui le cose sono fatte: intendo proprio fatte, con tutto lo scarto etico ed estetico tra ciò che è ancora da fare e ciò che si è davvero fatto, cioè: le cose ancora da fare le guardi ossessivamente, come un simulacro o un monito, o un ammonimento; le cose fatte invece ti guardano, perché sono il disastro riuscito che permette al mondo di funzionare: le case si illuminano, le griglie elettroniche attraverso le quali passano i dati di milioni di transazioni bancarie si aprono con cadenza binaria senza errori degni di nota: le cucine vengono pulite, le tavole vengono imbandite: le strade vengono lavate. Gli edifici vengono costruiti. E dopo non c’è più possibilità di intervento (persino abbattere, perfino demolire è un atto che non nega l’esistenza di qualcosa – anzi, l’afferma con violenza anche maggiore).

(more…)

Una conversazione con Rem Koolhaas

luglio 10, 2009

di Gianluigi Ricuperati

GR: Visto che questa sarà una conversazione sulla scrittura e sulla letteratura, vorrei dichiarare con forza che almeno ora, per questa occasione, Rem Koolhaas non è un architetto ma uno scrittore. La mia prima domanda, infatti, riguarda l’angoscia dell’influenza, termine coniato da Harold Bloom, un teorico della letteratura che in un suo saggio sostiene che per trovare la propria voce bisogna liberarsi dell’influenza dei padri. Vorrei chiedere a Rem Koolhaas da quali influenze si è liberato, se pensa di aver trovato una propria voce e, se sì, quando l’ha trovata. Per me la sua “voce” assomiglia a qualcosa di simile al film Weekend di Jean-Luc Godard riscritto da Roland Barthes.

RK: Questa è la prima volta che sono invitato a parlare in veste di scrittore, e ne sono molto felice. Credo che nel mio caso l’angoscia dell’influenza sia una questione particolarmente complessa perché mio padre era uno scrittore e lo sforzo maggiore per me è stato convincere me stesso che potevo entrare nel territorio già occupato da lui. Ho cominciato a scrivere di architettura e di architettura di interni in inglese, una lingua che non era la mia, e penso che questa sia stata forse la mia prima strategia per liberarmi, per entrare in un territorio differente in cui il confronto fosse più libero e anonimo. Come dimostrano le mie opere o la mia carriera, più che temere le influenze le ho accettate volentieri. Ritengo anzi che alcuni dei miei contributi più originali siano quelli che sono stati più soggetti a un’influenza esterna. Ho capovolto il modello, insomma.

(more…)