Posts Tagged ‘blob’

La scomparsa del Graal

marzo 29, 2010

Sulle possibilità dell’archivio, la frammentazione della memoria, la nostalgia e il suo superamento. Intervista a Marco Giusti apparsa su Link 7.

di Fabio Guarnaccia

Più grande è l’archivio, più forte è il bisogno di dare senso ai frammenti. Questo è il lavoro di un autore-guida come Marco Giusti, creatore di Blob, Cocktail d’amore e Stracult tutti programmi che hanno a che fare con la memoria e il gusto dello spettatore. Oggi, però, il web mette in discussione questo ruolo. I frammenti cine-televisivi diventano accessibili a tutti in numero potenzialmente infinito; spettatori privi di consapevolezza storica accedono a questa raccolta, la usano, commentano e la rimontano senza più alcuna guida. È un bene? Un male? Sono domande che hanno ancora senso?

Partiamo da Blob e dal tuo rapporto con l’archivio televisivo.
In realtà tutto parte dall’amore per il cinema, più che per la tv. Quando affidi un programma a gente come me o Freccero, è inevitabile riportare a galla vecchi film e vecchi programmi tv come fossero cose nuove, perché siamo anche storici del cinema e della tv. Faccio un solo esempio. Quando i Cahiers du cinéma rileggevano John Ford agli albori della Nouvelle Vague, lo rendevano vitale per il presente e il futuro. Lo stesso fa oggi Quentin Tarantino quando rilegge Sergio Leone, gli spaghetti western o i vecchi film di kung fu: li rende vitali per oggi e «progetta»
il loro futuro con un nuovo linguaggio cinematografico. In qualche modo la nostra piccola rivoluzione dentro Blob è stata quella di riprenderci il materiale sia della Rai sia del cinema, e renderlo vivo per il momento stesso. Quando per spiegare un fatto politico inserivo un vecchio film o una vecchia battuta non facevo che trasformare quel frammento in un momento di «culto» per il presente. Cosa che i ragazzi capivano al volo e rielaboravano come loro stessi culti cinematografici attuali. Un atteggiamento molto sofisticato rispetto alla tv che si faceva allora. Blob è stato un progetto forte proprio grazie al suo approccio cinéphile e alla rimasticazione della tv del presente come fosse un racconto cinematografico. Ha usato il materiale tv vecchio come fosse vecchio cinema, da riprendere e rimettere in moto. Ecco, anche adesso che faccio Stracult il lavoro è simile. Stracult vive, oltre che sui ricordi del vecchio attore trovato chissà dove, sulle sue apparizioni televisive o su film assurdi, che diventano materiale nuovo per uno «straculto» attuale. Blob aveva però anche un carattere educativo: voleva spiegare cos’era la tv giorno per giorno, cioè il presente.
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Come un pellicano che si strappa il cuore

ottobre 29, 2009

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Wangechi Mutu - Fibroid Tumor of the Utherus

Nel giugno del 2005, all’apice del fenomeno dei blog, quando a dettare legge erano i commenti ai post e ai racconti o alle opinioni anziché alle fotografie e agli status, fece la sua comparsa nella rete un blog, un altro, uno tra centinaia di migliaia: cadmio. La prima differenza tra cadmio e il resto degli altri blog era la sua difficile classificabilità. Dovendo farlo rientrare in una categoria, tra i blog diaristici, quelli di attualità, quelli artistici e letterari, cadmio sarebbe appartenuto agli ultimi. Ma se nei blog letterari le attività spaziavano tra la diffusione di nuovi prodotti librari o narrativi e il commento, la recensione, la disamina di questi ultimi, cadmio ebbe il merito di spostare il confine non più avanti ma oltre, altrove. Fin dai primi post si configurò come un anti-blog che promuoveva (anzi, che era) l’anti-letteratura. Ogni post era costituito da un collage di frasi, parole e punteggiatura semplicemente giustapposte, in modo da trasmettere non un senso ma una parvenza di senso, un indizio di senso. Con un linguaggio e una struttura simili a quelli bloghistici, cadmio propugnò, per poco più di un paio di anni, non tanto una parodia del blog quanto la sua astrazione più totale. Il distacco dalla comunicazione attraverso la comunicazione, o meglio ancora attraverso l’uso della comunicazione. Brani, passaggi, anche solo singoli vocaboli da altri blog, siti di ogni sorta, portali, riassemblati in un corpo linguistico tanto astratto quanto unitario, tanto vago quanto strutturato, compreso entro l’inizio e la fine del post: una specie di blob della parola, il cut-up ai tempi di google. Di qui l’apoteosi della non-comunicazione attraverso una forma di comunicazione che, perlomeno in quegli anni, sembrava destinata a prevalere su qualunque altra. L’interazione di cadmio con l’esterno in quanto non solo anti-blog, o meta-blog, ma anche in quanto tenutario del blog stesso, avveniva seguendo le stesse linee guida dei post. Ovvero il copia e incolla, l’assemblaggio, l’accordo con le linee tangenti il discorso, ma le più invisibili e sottili, le meno a fuoco. Qui di seguito riportiamo alcuni dei migliori post di cadmio. Ve li proponiamo perché da un lato a rileggerli oggi sembrano disegnare con follia e precisione la nostra storia recente, e dall’altro sono troppo belli per essere lasciati cadere nel dimenticatoio. (Per qualche ragione, il gruppo di autori che ha lavorato al progetto cadmio – scrittori, poeti e giornalisti, alcuni dei quali anche abbastanza noti – preferisce, come all’epoca, continuare a mantenere l’anonimato.)
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