Posts Tagged ‘Ernest Hemingway’

Un ricordo della «Nanda»

agosto 26, 2009

Tre le innumerevoli parole di stima e d’affetto apparse in questi ultimi giorni su tutti i giornali, e da parte dei personaggi più svariati (dal Presidente dalla Repubblica a Vasco Rossi), in seguito alla scomparsa di una protagonista unica della cultura italiana nel mondo quale è stata Fernanda Pivano, abbiamo deciso di riportare qui il ricordo personalissimo del nostro editore Marco Cassini, uscito in un articolo del 20 agosto per L’Altro.
La seconda parte del post invece viene dalla penna della stessa Pivano, ed è un pezzo scritto per il Corriere della Sera e datato 18 luglio 2009, giorno del suo novantaduesimo compleanno
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pivano_blog«Se lo cercate sul sito dell’Accademia di Svezia, non troverete il nome di Fernanda Pivano fra i letterati insigniti del Nobel, eppure io so (e ho le prove) che quel premio le è stato consegnato. Lo so perché ero presente alla sontuosa cerimonia: le fu consegnato dalle mani di uno dei suoi “amici americani” più ﷓amati: il signor Robert Zimmerman, in arte Bob Dylan. Era il 5 luglio 1998 e, per il mero interesse a partecipare come figurante a un piccolo evento storico, nei giorni precedenti mi ero dato da fare come un pazzo, organizzando un incontro privato fra la traduttrice di Addio alle armi e l’autore di Mr Tambourine Man, che quella sera suonava a Roma. Nanda doveva, quella stessa sera, presentare un libro pubblicato dalla mia casa edtrice, Come se avessi le ali, i diari appena ritrovati di Chet Baker, in apertura di un concerto di piazza a Campo dei Fiori.
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Alcuni casi di muse

agosto 12, 2009

Questo articolo è apparso a gennaio su Diario.

di Tiziana Lo porto

Non è che si vestisse da uomo per rivendicare chissà che. Semplicemente voleva entrare dappertutto. Penso a George Sand, e valuto l’ipotesi che una donna mette i pantaloni quasi sempre per praticità, senza farci intorno chissà quali ragionamenti. Penso a Katharine Hepburn e alla tuta da meccanico con cui si aggirava sui set, e ammiro il permanere intatto della sua estrema femminilità. Penso questo, e penso anche che ci sono donne che riescono a sopravvivere a tutto. All’arte, all’amore, al tizio – poeta, pittore, musicista che sia – che così bellamente le ha immortalate, per amore magari, o magari solo perché ne riconosceva l’oggettiva e intramontabile bellezza. Alla propria morte. Sopravvivono anche a quella.
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