Posts Tagged ‘Giorgio Falco’

Babbo Natale Rampicante Multiplo #3

gennaio 9, 2010

Questo articolo è uscito su Repubblica nell’edizione di Milano, il 3 gennaio. La foto è di Sabrina Ragucci.

di Giorgio Falco

Caro Babbo Natale Rampicante Multiplo, ogni inizio anno sembri fermo nella posizione di sempre, ieri, l’anno scorso. Usi questa tecnica per minimizzare le aspettative irrealizzate, tue e nostre, non vuoi offrire tutto te stesso all’inizio dell’anno, così centellini la delusione per l’inevitabile dispersione di senso. Nessuno ti ricorderà il giorno dopo l’Epifania, se non per afferrarti e rinchiuderti in una valigia nera, poi depositata nell’angolo in cantina, tra scatoloni inumiditi, bottiglie in penombra e scarpe incupite, che sembrano rimpicciolite di due numeri. Noi dobbiamo sopravvivere per te fino al prossimo dicembre, attraversare Carnevale, la fine dell’inverno, le nuvole primaverili, i timbri postali, i saldi estivi prima delle code autostradali, i quaderni a quadretti che attendono cifre e rifiutano lettere, fino alla prossima natività, quando tornerai nella zolla di cemento, per proseguire la tua carriera in una nuova esperienza merceologica. Dopo questi giorni festivi ti riveli come documento, residuo epifanico appeso alla tua muta ostinazione. Se ti guardassimo davvero, noteremmo che in queste settimane hai subito lievi variazioni, movimenti impercettibili dovuti al vento anomalo che soffiava in un vortice le foglie decomposte sotto di te, con quell’affare rumoroso a motore, le spingeva in alto, verso i tuoi talloni, prima che le foglie cadessero ricomposte nella terra. Anche in questa nuova prateria d’inizio anno c’è la promessa, abbiamo troppo poco tempo, ma vogliamo dividerlo con te. C’è il germogliare nella dissipazione, nella noncuranza del sentire comune, così speriamo che qualcuno possa abbandonarti alla tua posizione abituale, per lasciarti vivere come il fiore incongruo nell’aiuola spartitraffico, ancora vivo, irripetibile esemplare.

Babbo Natale Rampicante Multiplo #2

gennaio 3, 2010

Il pezzo che state per leggere è uscito su Repubblica il 29 dicembre e la foto è di Sabrina Ragucci. Qui trovate la prima parte.

di Giorgio Falco

Caro Babbo Natale Rampicante Multiplo, sei arrampicato da tre settimane e non sei ancora diventato famoso. Non sei stanco di essere solo anonima manovalanza dei sogni da distribuire? Hai preso qualche goccia di pioggia e di neve, una cimice marrone si è riparata tra la barba sintetica annerita dall’aria mimetizzata. Natale è appena passato, sta per terminare l’anno, devi fare un gesto straordinario per questa fine, un atto inserito nella sequenza più banale: diventa tu stesso sogno! Arrampicati su un ripetitore televisivo, non per rivendicare qualcosa, fallo solo per esserci, entra nei fatti da ricordare in questo anno e nel decennio. Le televisioni non devono neppure inviare troupe per riprenderti, sono già lì, sopra e sotto di te, centosettanta centimetri d’acrilico: sono te! Appeso a trenta metri d’altezza con una sola mano, gli stivali neri di plastica piantati, lì in alto fa freddo davvero, rimpiangi di non indossare la tenuta di lana. Le telecamere ingrandiscono il tuo corpo ad altezza naturale, stringono l’inquadratura di te deforme nella vicinanza, esaltano i limiti della divisa, dell’appartenenza. Quando infili la mano nella tua sacca dietro la schiena, i tiratori delle truppe speciali d’assalto ti tradiscono e quasi premono i grilletti, se non fosse per l’intervento di un opinionista domenicale. Animaletto, mettiti in scena! urla l’opinionista domenicale, sii verificabile, benché spolpato, disperso, ma disponibile a una sintesi finale! Allora tu lasci cadere i regali avanzati, eppure non precipitano, fluttuano, entrano nei televisori, invadono gli scarichi, le tubature, gli interstizi più sottili, risalgono nei corpi docili. Lo sai da tre settimane, da sempre. La merce non interessa più, da molto tempo sopravvive come conformismo, abitudine al respiro, il mondo.

Babbo Natale Rampicante Multiplo #1

dicembre 25, 2009

Questo articolo è uscito su Repubblica, edizione di Milano, il 22 dicembre. La foto è di Sabrina Ragucci

di Giorgio Falco

Caro Babbo Natale Rampicante Multiplo, sei un po’ meno seriale degli ultimi dicembre ma resisti arrampicato alle ringhiere con funi illuminate e intermittenti, attaccato agli infissi, alle insegne, assalti i capannoni e le grondaie, gli intonaci scrostati decorati da tubi fluorescenti, sei appeso alle case di nuova costruzione, edifici che l’anno scorso erano un campo di mais o un plastico in cui tu eri grande quanto il cane, accanto alla minuscola auto dei vicini. Credevo che fossi una moda passeggera, come le bandiere della pace o i maglioni e le magliette di quel lilla artificiale e sintetico, le donne lo indossavano all’inizio del decennio, adesso è sepolto nei cassetti, con gli anelli d’argento delle bancarelle giovanili. Non capisco mai se tu stia portando doni, un merchindiser pensionato o un giovane truccato da vecchio filantropo. Forse dovevi solo controllare le caldaie ma eravamo spaventati e nessuno ti ha aperto il portone, anzi, volevamo chiamare la polizia, i carabinieri, ti abbiamo spiato dietro i vetri o nel videocitofono, il grandangolo ti ha schiacciato, reso più lontano, deforme ai nostri occhi. Sei solo, abbiamo investito le renne, lasciate accanto alle nutrie decomposte sul ciglio della strada. Hai abbandonato la slitta, vaghi disperso nel territorio ostile, rendi visibile la ferita del nostro sguardo, da troppi anni ci ricordi che i posticci siamo noi. Vorremmo che te ne andassi presto, ma per il momento ci esprimiamo con un sentimento neutro, speriamo che tu possa precipitare, per renderci vivi nel soccorrere il tuo corpo partito qualche mese prima da una fabbrica cinese. E sotto quell’acrilico rossastro speriamo ci sia carne, da venerare per tessere, oltre i limiti dell’epidermide, il rimpianto della merce.

Anni zero

novembre 26, 2009

Questo articolo è apparso su Repubblica

di Giorgio Falco

Un tentativo di decifrare quest’epoca sfuggente benché apparentemente notiziabile in ogni sua forma scritta, visiva, sonora. Anni zero 2001 – 2009 Almanacco del decennio condensato è un’antologia di articoli e saggi scritti negli ultimi otto anni. Mi sono chiesto se fosse più adeguata la definizione decennio condensato o piuttosto decennio concentrato, ma concentrato oltre a qualcosa di ristretto e soprattutto assorto, prevede l’eliminazione – come nel caso delle conserve alimentari – dell’acqua. Condensato, benché simile nel processo, pare più morbido e asettico, quasi materno e alieno latte condensato, e questi anni violenti e tragici ci hanno abituato – almeno nella parte di pianeta che consideriamo essere il mondo – all’occultazione, all’evanescenza. Condensato dà l’idea di trasformazione e non di eliminazione, trasformazione continua per una vita allestita sotto una grande cappa, che alterna il vapore alla liquidità, al sole beige accecante. Gli anni zero nell’antologia iniziano con l’assassinio di Carlo Giuliani e – passando attraverso l’11 settembre, guerre, disastri ambientali, crisi economiche ed emergenze sanitarie – terminano con la morte di Michael Jackson.
(more…)