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Seminario sui luoghi comuni

gennaio 12, 2010

1. Il viale per lo struscio

di Francesco Pacifico

Comincio oggi una rubrica sulla scrittura, come continuazione in pubblico di una attività privata: interrogare i grandi della letteratura, andare da loro a chiedere «cos’è un protagonista? cos’è un viale? cos’è una comparsa? cos’è un albergo?»

I grandi scrittori di altre epoche ci consegnano un patrimonio il cui valore va perfino al di là delle loro intenzioni: hanno indovinato l’ordine in cui riferire ciò che vedevano, il criterio per selezionare le loro esperienze, ma ci danno, senza volerlo, molto di più: col passare dei decenni i dettagli dell’esperienza cambiano radicalmente, e ciò che leggiamo – pastrano, fiacre, la dote, corsetto – diventa spesso inutilizzabile. Cosa possiamo mettere al posto di pastrano, fiacre, la dote, corsetto? Cosa c’è da dire, adesso, qui, al posto di quel che ha detto Gogol’ a Pietroburgo nell’Ottocento, Gadda in Brianza sotto il fascismo, Arbasino su autostrade appena aperte, in decappottabile? E queste sostituzioni inevitabili non trasformano per intero il paesaggio di un paragrafo, esigendo e suscitando ritmi e sentimenti diversi? Cos’è una ragazza il cui ragazzo non vuole sposarsi, oggi, rispetto alla Roma degli anni Sessanta o alla Pietroburgo di metà Ottocento?

Ogni martedì posterò un brano, e chi vuole potrà rifare la propria versione, sostituendo, stravolgendo, rubando ai ricchi per dare ai poveri, cioè noi: prendere questi brani e riscriverli da capo, tentando di sostituire ciò che valeva per lo scrittore che riporto con ciò che vale per chi legge. La Prospettiva Nevskij con Piazza San Babila, una pensione in Brianza con un ostello di Praga o un agriturismo in Umbria o un albergo di suore a Roma.
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