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Morire di Stato

aprile 22, 2010

04. Decesso di Brenda 19/11/2009
di Gianluca Cataldo

Si riporta un articolo di Enrico Fierro apparso su Il Fatto Quotidiano sabato 21 novembre 2009. Il resto della cronaca è, per l’appunto, cronaca, anche recente. È del 30 marzo 2010 la notizia dell’arresto del maresciallo Nicola Testini, uno dei carabinieri coinvolti nel ricatto a Piero Marrazzo. Nell’ordine di cattura si parla di omicidio volontario ai danni di Gianguarino Cafasso, anch’egli coinvolto nello scandalo a base di cocaina che ha travolto l’ex governatore del Lazio.

L’unico fatto certo è che Brenda la trans è morta. Ora i suoi clienti possono dormire sereni. Se ne è andata soffocata dal fumo in un buco fetente di 18 metri quadrati. Una porta, l’ingresso con un pertugio usato come bagno, un soppalco e un letto. Tutta qui la vita e la morte del trans chiamato Brenda, ma che Marrazzo appellava Blenda, quando la sentiva e quando è stato costretto a ricordarsi di lei. La sua vita valeva poco, ma i misteri che avvolgono la sua morte impreziosendola hanno già trasformato il dramma di un uomo politico sprofondato nelle sue debolezze in un altro mistero italiano. Il luogo della morte parla di uno squallore immenso. Siamo in via Due Ponti 180, cuore della Cassia. Palazzi fatiscenti, mura dove l’intonaco è un ricordo lontano. «Palazzina numero cinque»: la toponomastica è un pezzo di cartone. Italiani pochi, immigrati tantissimi. Questa è una delle zone del «puttan tour» capitolino, qui si incontrano trans a prezzi da realizzo. Il locale dove Brenda ha passato le ultime ore della sua vita è un sottoscala con soppalco. Quando arrivano i vigili del fuoco è l’alba, sfondano la porta ed entrano. Le fiamme non sono potentissime, basta poco per spegnerle. La casa era chiusa dall’interno a doppia mandata e dentro c’era un altro mazzo di chiavi. Sul soppalco un letto e il corpo di Brenda. È seminuda, il volto gonfio per il soffocamento. Le fiamme non hanno toccato il corpo, sulla pelle solo fuliggine. Accanto al letto una bottiglia di whisky. Brenda beveva tanto. In casa le finestre sono chiuse, non ci sono segni di «effrazione», recita il primo verbale della polizia. Il fumo ha potuto lavorare indisturbato. Come è morta Brenda? Incidente o omicidio? Di questo si discute. Perché tutti, i magistrati che hanno aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio volontario, innanzitutto, escludono il suicidio. Le sue amiche ne parlano. Brenda era depressa, voleva fuggire, aveva crisi isteriche. «Ma non si è mai visto un suicidio così. Uccidersi soffocandosi col fumo di un incendio non esiste in natura», spiega un investigatore.
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Ricci vs Lagioia

aprile 21, 2010

A proposito dell’argomento: qual è oggi il linguaggio del potere?, si è consumato di recente, sulle colonne de Il Fatto Quotidiano, uno scontro tra Nicola Lagioia e Antonio Ricci. Aveva iniziato Lagioia scrivendo in un suo articolo:

Credo che un buon libro sia sempre di per sé contro il potere, visto che parla, per sua intima natura, una lingua antitetica rispetto a quella dominante, che oggi per intenderci è la lingua pubblicitaria, intesa ovviamente in senso lato (il linguaggio della politica è quasi sempre pubblicitario). È per questo che ritengo che l’opera televisiva di uno come Antonio Ricci sia ad esempio una fedele e magari anche inconsapevole espressione del fascismo del mondo dei consumi: usa lo stesso linguaggio. E chi se ne frega se lo fa per criticare Berlusconi o Brunetta: se usi la stessa lingua del tuo nemico dichiarato, sei già lui.

Antonio Ricci ha risposto sullo stesso giornale.
È seguita la replica – sempre sul
Fatto – di Lagioia.

La risposta di Antonio Ricci

Caro Nicola Lagioia,
Fascista sei tu! Con tracotanza e violenza, mi accusi di essere una «fedele e magari anche inconsapevole espressione del fascismo del mondo dei consumi», perché uso il loro stesso linguaggio.
Le prove di quello che scrivi non esistono, naturalmente, per la tua esecuzione sommaria bastano i pregiudizi razzisti di cui grondi. Mi spiace che tu non capisca che quello che si propone Striscia è un lavoro di smontaggio, di messa a nudo di quei meccanismi che sono in grado di rivelare al telespettatore la natura di finzione della Tv. Se la televisione è l’oggetto da decostruire, la scelta più efficace è cercare di demolire il genere televisivo che più di tutti gli altri chiede, ottiene credibilità, e si propone come contrario della finzione, come “finestra sul mondo”: l’informazione.
Il dubbio è il padre di Striscia. Il linguaggio usato è quello dell’ironia. Nessuno al mondo ha mai conosciuto un fascista dubbioso e ironico. Te lo dico dalla mia continua e consapevole esperienza di antifascista (pensa che, ironia della sorte, l’ANPI mi dà la tessera onoraria).
Striscia da sempre ha dato voce ai consumatori, ai più deboli, agli handicappati. Tu senz’altro dirai «me ne frego», come hai scritto «me ne frego se Striscia critica Berlusconi». «Me ne frego», te lo voglio ricordare, è lo slogan del tipico fascista.
Molto «arcitaliano» è il tuo tentativo (come questo per altro) di cercare espedienti per avere «un posto al sole», una qualunque visibilità per promuovere il tuo successino librario, peraltro basato su analisi sociologiche farlocche. I tuoi contorcimenti pseudo-intellettuali per giustificare la tua appartenenza editoriale ti rappresentano più come una rampante ballerina del ventre che come un giovin scrittore coraggioso e impegnato come vuoi martellantemente far credere.
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