Posts Tagged ‘Ivan Carozzi’

Aldo Moro: essere padri, portare il fuoco

gennaio 22, 2010

di Ivan Carozzi

Ecco un libro su Moro, l’ennesimo, verrebbe da dire. In quanto è una vicenda, anche editoriale, che non si decide a lasciarci, come quei morti che nei film si ripresentano sulla soglia di casa – come spesso titola Dagospia: Moro per sempre. Un demone a cui può capitare d’infilare le dita dentro il guanto di pezza della cronaca e muoverla a piacimento, vedi l’affaire Marrazzo che con la scena di Moro condivide un’unità di luogo: il condominio di via Gradoli 96, lo stesso in cui abitarono i Br Mario Moretti e Barbara Balzerani. Due volte prigioniero, il saggio di Rocco Quaglia, psicologo e psicoterapeuta, pubblicato a settembre (Lindau, pp.210, 16 euro) è una piccola sorpresa e un libro che può incidentalmente fare da body scanner allo stato permanente di crisi e agitazione che stiamo attraversando. Tra le pagine di Quaglia, spesso liriche e accorate, non ci troviamo nel gamelan ipnotico dei misteri del caso Moro, ma veniamo posti in contemplazione della maschera umana di Moro, del suo carattere, per come appare nella serie di lettere che il Presidente scrisse nella prigione del popolo brigatista.

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Renato Nicolini o dell’Estate romana

agosto 4, 2009

Un articolo datato ma per certi versi attuale, uscito un paio di anni fa per Il Riformista e gentilmente concessoci da Ivan Carozzi; ve lo riproponiamo a seguito della recente candidatura di Renato Nicolini alla segreteria del Pd.

di Ivan Carozzi

pazienza_blog Un giorno d’estate di moltissimi anni fa, vidi alla tv un uomo dall’aria buffa, che parlava, parlava, parlava. In seguito scoprii che quell’uomo era Renato Nicolini, un assessore, un architetto, classe 1942. Somigliava al comico veneziano Lino Toffolo, ma più magro, più figurino. Sguardo guizzante, riccioli da Peter Pan, un sorriso permanentemente autoironico. Era un intellettuale del PCI che non aveva studiato alle Frattocchie, che non vantava un cursus honorum d’apparato. Non ci si sarebbe sorpresi di vederlo su di una copertina del Male, disegnata da Pazienza. Non ci si sarebbe sorpresi, qualche anno più tardi, se lo avessimo visto accomodato tra Pazzaglia e D’Agostino, nello studio neobarocco di Quelli della notte.
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