Posts Tagged ‘Lampedusa’

Il diritto d’asilo finisce nel centro di detenzione

settembre 23, 2009

Inviato a Tripoli, il giornalista Stefano Liberti ha intervistato alcune tra le vittime dei respingimenti; le tragiche esperienze raccontate da questi uomini, oltre a suscitare sgomento e un senso d’ineluttabile sconfitta umana (non soltanto loro), illuminano su quella che è in effettivo la politica intrapresa dal nostro paese in tema di migrazione. L’inchiesta è leggermente datata, ma c’è da dubitare che nel frattempo sia cambiato qualcosa.

di Stefano Liberti

mani«Noi abbiamo chiesto soccorso. Loro sono arrivati, ci hanno presi e riportati indietro».
Richard – lo chiameremo con questo nome fittizio per evidenti ragioni di sicurezza – ancora non si capacita di essere stato rispedito al punto di partenza a poche decine di miglia dall’isola di Lampedusa, meta finale di un lungo viaggio cominciato tre anni prima nel Corno d’Africa. Richard è una delle più di mille vittime dei cosiddetti respingimenti, la politica inaugurata nel maggio scorso dal nostro Ministero dell’Interno, in virtù della quale gli immigrati intercettati in acque internazionali diretti verso la Sicilia vengono scortati indietro in Libia. L’ultimo si è concluso proprio ieri, quando all’ora di pranzo un’imbarcazione con 75 somali a bordo è stata ricondotta al porto di Tripoli. Una politica che nelle parole di Silvio Berlusconi, venuto domenica in visita in Libia in occasione dell’anniversario del trattato di amicizia, cooperazione e partenariato firmato nell’agosto del 2008 a Bengasi, è «efficace perché ha ridotto più del 90 per cento gli arrivi a Lampedusa».
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Varcare le frontiere

agosto 2, 2009

Questo ariticolo è stato già postato su Innocenti evasioni.

di Alessandro Leogrande

Ci sono frontiere visibili e frontiere nascoste. Frontiere reali e frontiere immaginarie. Frontiere di cui percepiamo tutta l’ignominia, l’inutilità, il non senso. E frontiere che si nascondono nelle pieghe della società, ed è anche peggio: perché questo nascondimento produce un rafforzamento delle divisioni, ingigantisce la loro inattaccabilità. Di questo e di altro parla il saggio di Daniela de Robert, Frontiere nascoste. Storie ai confini dell’esclusione sociale, edito da Bollati Boringhieri.
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L’immigrazione e le sue retoriche: intervista ad Alessandro Dal Lago

luglio 3, 2009

La redazione di minimum fax intervista Alessandro Dal Lago, per anni professore e rettore all’Università di Genova ed esperto sociologo impegnato nella ricerca sulle migrazioni internazionali e sul conflitto nella metropoli. Poiché ieri è stato approvato in via definitiva dal Senato il pacchetto sicurezza, che introduce nel nostro paese il reato di clandestinità (oltre a istituzionalizzare le discusse ronde), ci sembra appropriato, e necessario, riportare qui, ora, il pensiero di un uomo che a queste tematiche ha dedicato un’intera vita di studi.

Alessandro Dal Lago, in questi giorni la questione immigrazione è tornata ad essere la prima notizia del giorno, e lei sembra essere su questo tema uno degli intellettuali di riferimento in Italia. Ma da subito qui faccio mia una contraddizione che lei metteva in luce in un’intervista tempo fa, quando confessava in modo paradossale ma non troppo, di non essere interessato per nulla all’immigrazione. Quello che lasciava intendere è che il discorso sui migranti viene sempre formulato secondo una retorica fuorviante e pericolosa. Per esempio, a destra parlando di sicurezza, a sinistra parlando di società multietnica o multicultura. Che cosa occultano queste retoriche?
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