Posts Tagged ‘Marco Cassini’

Un’introduzione a Raymond Carver

dicembre 1, 2009

Questo testo è l’introduzione che Marco Cassini ha scritto per Niente trucchi da quattro soldi, una raccolta di frammenti, di idee, di ricordi di esperienza personale, di piccoli segreti sulla scrittura svelati da Raymond Carver ai propri studenti e lettori.

di Marco Cassini

Perché voi ragazzi non vi mettete a ballare, decise di dire e poi lo disse: «Perché voi ragazzi non vi mettete a ballare?»
Disse: «Voglio solo dirvi un’altra cosa». Ma poi non riuscì a pensare quale potesse essere.

Ecco com’è Raymond Carver.
Quando leggiamo un suo racconto o una sua poesia, quasi mai ci capita semplicemente di vedere i personaggi che fanno qualcosa, capita di rado che li sentiamo semplicemente dire una battuta. Carver ce li presenta appena un attimo prima, permettendoci di osservarli mentre stanno per dire o fare qualcosa: tentennano, ci provano, e poi alla fine lo fanno, oppure no. E la storia procede per questi piccolissimi passi, come per tentativi, per accumulo di incertezze.
(Sembra quasi sia un tentennamento dell’autore stesso; più avanti in questo libro troverete una frase illuminante al proposito: «In genere scopro che cosa voglio dire nell’atto di dirlo».)
In modo non dissimile da quello in cui presenta i processi mentali dei suoi personaggi, Carver nel breve arco della sua carriera di scrittore pubblicato, durata appena una dozzina d’anni (da Vuoi star zitta, per favore?, 1976, a Da dove sto chiamando, dell’88), ha sempre fatto partecipi i lettori dei processi creativi che stavano dietro alla propria scrittura, tanto da diventare una sorta di simbolo per tutti coloro che negli ultimi tre decenni si sono interessati di creative writing, di insegnamento della narrativa, di tecniche di scrittura: non solo perché i suoi racconti sono – al pari di quelli dei maestri dichiarati Hemingway e Cechov – ormai indiscutibilmente riconosciuti come modelli, ma anche perché Carver ha sempre raccontato moltissimo della sua officina, forse (prima che parlarne diventasse una moda, un vezzo necessario) più di tutti gli altri scrittori della sua generazione e di quelle precedenti.
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Appunti su un discorso su Infinite Jest

settembre 13, 2009

Continua il nostro weekend speciale in memoria di DFW con un saggio di Christian Raimo già pubblicato per Lo Straniero, in cui vengono approfondite alcune tra le tematiche e gli stili narrativi di cui si sostanzia la sua opera colossale.

di Christian Raimo

TEMI
Il mondo di Infinite Jest (da qui IJ) è una versione 2.0 del nostro mondo: un futuro non troppo remoto in termini cronologici, dove gli anni sono sponsorizzati («Anno del Glad», «Anno del pantaloni per adulti Depend»…) e dove interi stati sono stati destinati a fungere da discarica per altri stati più sviluppati. Il paesaggio è occupato non più parzialmente, ma totalmente da soggetti di un mondo molto post-fordista, ossia:

Droga & piacere
IJ ha una traccia neanche troppo complessa che lo struttura, e cioè: cosa succede a una cultura che decide che il significato della vita consiste nello sperimentare quanto più piacere possibile per la maggior parte del tempo possibile? L’eroe del libro, Don Gately: «Il senso primario di addiction implica l’essere legati, devoti a qualcosa praticamente o spiritualmente, nell’immolare la propria vita, nell’immergersi. Ecco, io ho cercato proprio questo». (IJ. p. 1073)
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Un ricordo della «Nanda»

agosto 26, 2009

Tre le innumerevoli parole di stima e d’affetto apparse in questi ultimi giorni su tutti i giornali, e da parte dei personaggi più svariati (dal Presidente dalla Repubblica a Vasco Rossi), in seguito alla scomparsa di una protagonista unica della cultura italiana nel mondo quale è stata Fernanda Pivano, abbiamo deciso di riportare qui il ricordo personalissimo del nostro editore Marco Cassini, uscito in un articolo del 20 agosto per L’Altro.
La seconda parte del post invece viene dalla penna della stessa Pivano, ed è un pezzo scritto per il Corriere della Sera e datato 18 luglio 2009, giorno del suo novantaduesimo compleanno
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pivano_blog«Se lo cercate sul sito dell’Accademia di Svezia, non troverete il nome di Fernanda Pivano fra i letterati insigniti del Nobel, eppure io so (e ho le prove) che quel premio le è stato consegnato. Lo so perché ero presente alla sontuosa cerimonia: le fu consegnato dalle mani di uno dei suoi “amici americani” più ﷓amati: il signor Robert Zimmerman, in arte Bob Dylan. Era il 5 luglio 1998 e, per il mero interesse a partecipare come figurante a un piccolo evento storico, nei giorni precedenti mi ero dato da fare come un pazzo, organizzando un incontro privato fra la traduttrice di Addio alle armi e l’autore di Mr Tambourine Man, che quella sera suonava a Roma. Nanda doveva, quella stessa sera, presentare un libro pubblicato dalla mia casa edtrice, Come se avessi le ali, i diari appena ritrovati di Chet Baker, in apertura di un concerto di piazza a Campo dei Fiori.
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