Posts Tagged ‘Marco Rossari’

Qualche appunto su Percival Everett

novembre 24, 2009

Percival Everett, scrittore statunitense, il cui ultimo romanzo Deserto Americano è appena uscito per Nutrimenti, è in questi giorni impegnato in Italia in un giro di presentazioni partito ieri da Torino e di passaggio a Milano e Roma. In questo post, Marco Rossari, traduttore di quattro dei cinque libri pubblicati in Italia, ci offre alcuni brevi appunti sulla sua esperienza di lettore e ammiratore delle opere di Everett.

di Marco Rossari

Provate a immaginare uno scrittore nero e benestante che – invece di scrivere storie farcite di slang ambientate nel ghetto – si dedica a riscritture postmoderne di classici greci. Un giorno, a corto di soldi e inviperito per l’ennesimo successo televisivamente corretto del romanzo nero sottoproletario e sboccato, decide di scrivere una parodia in quello stile, intitolandola Cazzo (la parola più ricorrente). Provate a immaginare lo scrittore che propone al proprio esterrefatto agente di venderlo agli editori come l’esplosivo esordio di un ex galeotto nigger incazzato e l’ulteriore stupore dell’agente quando il romanzo riceve un’offerta milionaria e balza in cima alle vendite, finendo in corsa al premio letterario dove in giuria si trova proprio il Nostro. Sarà dura convincere i giurati che quella è una porcata scritta in un fine settimana per mostrare come, alla narrativa afro-americana, sia necessaria una cancellazione, opposta e complementare all’invisibilità dell’uomo di Ralph Ellison.
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Il cuore dello Stato

novembre 18, 2009

di Marco Rossari

Se dovessi girare un film sui cosiddetti anni di piombo, evitando di prendere di petto i momenti che hanno cambiato l’Italia (piazza Fontana, la vicenda Pinelli-Calabresi, Moro e così via), ovvero provando a rispecchiare orrori e speranze dell’epoca in una storia semplice, forse sceglierei la figura di Adelaide Aglietta e l’avvincente episodio raccontato nel suo Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse (Lindau 2009; la prima edizione, per Milano Libri, risale al 1979, con una prefazione di Leonardo Sciascia, qui arricchita da una premessa di Adriano Sofri). Il clima dell’epoca è quello cupo di molti resoconti: il tribunale allestito in caserma, lo stato d’assedio di una città operaia al centro dello scontro, la paura di avvocati e giurati, quando per la prima volta vengono portati alla sbarra i leader storici delle Br, processati per banda armata. In udienza gli imputati revocano il mandato ai difensori di fiducia, minacciano di morte gli avvocati che accetteranno la nomina e scelgono il “processo di rottura”: dal “Vi proibisco di difendermi!” di Dreyfus si passa all’avvocato come “altra faccia del giudice” e quindi complice del regime. Ne scaturisce un dibattito sull’autodifesa e un’oggettiva difficoltà a trovare avvocati disposti a mettersi in gioco. Non solo. I giudici popolari estratti a sorte cominciano a defilarsi. Se perfino un senatore a vita come Eugenio Montale, dopo l’omicidio del presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino Fulvio Croce, giustifica la viltà di chi ha paura, non sorprende vedere piovere una quantità di certificati medici sulla “sindrome depressiva” che contagia i torinesi.
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