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Se niente importa

marzo 8, 2010

Questo pezzo è apparso sabato su Alias.

di Carlo Mazza Galanti

«In mezzo a tutta l’abbondanza di prodotti della Terra, la migliore di tutte le madri, davvero non ti piace altro che masticare con dente crudele povere carni piagate, facendo il verso col muso ai ciclopi? E solo distruggendo un altro potrai placare lo sfinimento di un ventre vorace e vizioso?» La storia raccontata in Se niente importa; perché mangiamo gli animali? l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer (Guanda, trad. di Abigail Piccinini, E. 18, pp. 363) sarebbe potuta cominciare con queste parole, pronunciate da un filosofo greco duemilacinquecento anni fa. È Pitagora, come ci racconta Ovidio alla fine delle Metamorfosi, colui «che per primo denunciò come una vergogna che s’imbandissero animali sulle mense». Fu lui a sostenere per primo la necessità morale del vegetarianismo in nome della solidarietà elementare che unisce l’uomo all’animale nello stesso intrascendibile e mutevole principio vitale.
Safran Foer ha però preferito cominciare la sua storia molto più tardi, come una storia sui tempi moderni. Precisamente nel 1923, sulla costa orientale degli Stati Uniti, dove una certa Celia Steele, casalinga e proprietaria di un piccolo pollaio, «ricevette cinquecento pulcini invece dei cinquanta che aveva ordinato. Invece di disfarsene, decise di condurre un esperimento tenendoli al chiuso durante l’inverno, con l’aiuto di integratori alimentari da poco scoperti, i polli sopravvissero». Dieci anni dopo i cinquecento pulcini erano diventati duecentocinquantamila polli. Un altro paio di decenni e il patrimonio genetico di quei primi animali sarebbe stato completamente sconvolto: la loro esistenza biologica del tutto barattata con la nostra smania consumistica. Come spesso accade nei meandri dello sviluppo tecnico-scientifico, un piccolo incidente ha scatenato una vera e propria rivoluzione: la nascita dell’allevamento intensivo e la conseguente mutazione delle nostre abitudini alimentari. Pochi anni prima, osservando la segmentazione seriale delle operazioni di trasformazione degli animali praticata nei primi impianti industriali (i primi mattatoi), Henry Ford pensò di applicare lo stesso schema alla produzione di automobili. La «catena di smontaggio» delle bestie divenne la catena di montaggio degli oggetti. Il genio della tecnica segue strade imprevedibili.
La storia di Se niente importa è una storia a molte entrate, una storia complessa e sfaccettata: il succedersi delle prospettive, il continuo avvicendarsi dei registri e delle testimonianze, l’orchestrazione dei numerosissimi dati, dei soggetti coinvolti, dei problemi e dei possibili orizzonti d’azione, è probabilmente il motivo di maggior interesse di questo libro eminentemente ibrido e composito, capace di trascorrere senza interruzione dall’intervista al trattato filosofico, dal giornalismo d’inchiesta alla letteratura, dal saggio storico alla storia di vita, dal pamphlet alla tavola verbo-visiva. Anche chi già conosce la letteratura di riferimento e segue attentamente le battaglie della Peta (la maggiore associazione mondiale per i diritti degli animali), potrebbe trovare in questa molteplicità di mezzi e prospettive uno stimolo per nuove riflessioni.
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