Posts Tagged ‘Natura’

Alcuni appunti su Natura come cura

marzo 26, 2010

di Linnio Accorroni

Il format rigido della recensione, il numero di battute che, per esigenze di spazio, viene imposto a chi collabora, può suonare talvolta come una specie di diktat quasi grottesco di fronte a certi libri. Così è anche per questo Natura come cura di Richard Mabey; Einaudi, 2010. L’autore è un botanico e scrittore che in Inghilterra tiene rubriche seguitissime su varie riviste e alla BBC. Questo libro, fra l’altro, è anche la cronaca della sua guarigione da una terribile depressione piombatagli addosso dopo il successo del suo monumentale Flora britannica; secondo il Times, una fra le migliori guide naturalistiche mai pubblicate.

Chi legge cosa. Si sa che lo stesso libro, in lettori diversi, può suscitare reazioni estreme e dissonanti: per esempio, Augusto Romano in una recensione del libro di Mabey apparsa su Tuttolibri del 13 marzo scorso, ha rinvenuto in quest’opera una specie di paccottiglia indigesta, una stucchevole riproposizione di ismi logori e stantii: «Romanticismo, utopismo, pacifismo programmatico, vitalismo, con qualche sfumatura new Age e qualche cascame della controcultura ».
Eppure già dalla prime pagine quel velo che solitamente opacizza la nostra percezione della natura, quel diaframma che ci impedisce la più nitida delle visuali, è come spazzato via da questa scrittura che sorprende per la sua capacità di mettere in empatica connessione i paesaggi e la lingua: «le morbide pieghe e le fughe prospettiche di queste colline, il paesaggio mutevole pieno di sorprese», oppure, più avanti: «Il territorio è una lingua imbastardita, piena di modi di dire locali, neologismi, modi e prestiti, che ogni tanto ci fa una piacevole sorpresa e si lascia leggere».
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Ma la natura dei pixel è antiecologista

gennaio 27, 2010

Questo articolo è apparso sul Riformista il 20 gennaio.

di Francesco Longo

Sui messaggi contenuti nel film Avatar di James Cameron si è molto discusso, e uno dei temi trattati è chiarissimo, molto meno lo è però la scelta operata per trasmetterlo. Avatar è stato letto da molteplici punti di vista, non sono mancate le interpretazioni politiche e geo-politiche, ideologiche, religiose, culturali. È stato detto, riassumendo tutte le possibili letture, che questo film è: antimilitarista, che critichi la tecnologia e le armi, e che inchiodi il modo di conquistare le risorse senza responsabilità. Non è così scontato intendere questa pellicola come un concentrato di anti-americanismo o di critica radicale all’Occidente (come anche è stato proposto), ma un tema è insomma certamente cristallino: la denuncia della distruzione della Natura. Pandora, infatti, il pianeta abitato dagli innocenti indigeni azzurri, sembra una sorta di Foresta Amazzonica minacciata dagli umani e dalle loro macchine devastatrici. Le possibili allegorie che si attivano nel film generano molti sensi e numerosi piani di lettura, è indubbio, però, che tra tutti questi sensi spicchi un richiamo alla difesa della Natura e che Avatar sia cioè un film dichiaratamente ecologista. James Cameron tuttavia crede possibile comunicare il valore di un ambientalismo panteista col più mastodontico sfoggio di tecnologia che si sia mai visto al cinema. La natura e l’ambiente incontaminato raccontati nel film sono infatti frutto di una sofisticatissima realizzazione informatica. Il Grande Elogio della Natura Incontaminata viene comunicato nel momento stesso in cui si stanno mostrando i Vertiginosi Miracoli della Tecnologia e del Progresso Informatico. Il valore della Natura, nel film, coincide col sogno delle possibilità virtuali, e tanto più ci piace e ci seduce questa Natura, quanto dobbiamo ammettere – con euforia – che questa è un enorme Eden artificiale. L’incanto è dato dai pixel, non dagli alberi. Pandora infatti, che vorrebbe forse essere l’emblema di una terra vergine, è in realtà il santuario della grafica computerizzata e il più raffinato dei mondi sintetici. Un videogame divino.
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