Posts Tagged ‘papi’

La carne che trema (o le curiose assonanze con Peron)

luglio 7, 2009

di Enrico Deaglio

La ricorderemo come “la” storia italiana del 2009; Silvio Berlusconi e Noemi Letizia hanno, insieme, una forza tragica e comica di grandissima attrazione, come raramente succede nel mondo della politica. L’uomo, un industriale milanese stereotipo, è da tempo il leader politico italiano, 72 anni, venerato da almeno la metà degli italiani. La ragazza, che ha appena compiuto diciotto anni, napoletana, bionda, aspira a una carriera nel mondo dello spettacolo e lo chiama “papi”. Il padre di lei, figura classica del presepe partenopeo, è una specie di faccendiere – impiegato comunale – invischiato con la giustizia – amministratore di edicole di giornali e profumerie – elegantone – esperto dei bassifondi della politica regionale – amministratore del futuro della figiola. Il principale quotidiano dell’opposizione svela che il premier, forzando le regole imposte per la sua sicurezza, ha cambiato i suoi programmi ufficiali per partecipare alla festa per i diciotto anni della ragazza, le ha regalato un prezioso diadema, e in precedenza l’ha invitata a feste e festini.
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Il papi di Silvio

giugno 24, 2009

di Aldo Busi

Ringrazio Peppi Nocera, che nel suo blog Kirkpinar ospita da tempo gli interventi di Aldo Busi, e che ci ha concesso molto gentilmente di riprodurre il seguente pezzo sullo scandalo governativo delle ultime settimane.

Occorre un’emotività rimasta infantile per preferire amici prezzolati a nemici gratis! E la radice malata che blocca la crescita emotiva, intellettuale, sociale, sentimentale, sessuale e infine politica e civile di un maschio, e che lo porta a regredire in modo costante e masochistico nel tempo, è ben piantata nella figura del padre tanto perfetto quanto “inarrivabile”, e di solito è un padre autoritario, anche in modo mellifluo, intransigente, ricattatore ad oltranza (che sia morto può solo aggravare lo stato psicotico paterdipendente dell’orfano, avesse pure settantadue anni). Il padre, che non poteva non andare che in Paradiso, lo guarda dall’alto e lo giudica in ogni istante del suo sentire e del suo fare, e lo giudica solo in base a un metro: le cosiddette palle, tirate fuori o tenute dentro. Per l’anziano orfanello, ancora vacillante creta in divenire, avere le palle verrà confuso col non avere debolezze, compassione, autoironia, capacità d’ascolto. Come farà ad avere degli amici se vorrà solo essere ascoltato senza mai ascoltarli?
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