Posts Tagged ‘Riga’

Sangue dalle rape

dicembre 20, 2009

Oltre la congestione del traffico e l’eccitazione consumistica, il Natale favorisce anche più nobili e anacronistiche inclinazioni. Tra queste certamente il piacere delle favole. Proponiamo ai lettori di Minima&moralia questa splendida «fiaba nera» di Michele Mari. Originariamente commissionato dall’Istituto Trentino di Cultura in occasione della rassegna Mesi d’autore, questo racconto è stato rappresentato a Trento il 30 ottobre 2003, quindi pubblicato sulla rivista dell’Istituto (Comunicare / Letterature Lingue, 4, 2004), infine ripreso, due anni dopo, nel numero 25 di Riga dedicato Giorgio Manganelli. Ringraziamo l’autore per averci permesso di ripubblicarlo in questa sede.

di Michele Mari

Nevrotica e ambiziosa, la principessa Melania decise di por fine alla propria noia inventandosi qualcosa di esaltante. E poiché nella sua raffinatissima testa allignava il verme della demenza, si abbandonò come sempre alla sua ecolalia: «Esaltante esultante, sì sì, risaltante risultante, tanti salti risalenti, salienti, seminiamo le genti». Ripetuta sette volte questa litania, si diresse a uno dei tanti verzieri che circondavano il suo palazzo, e là, con gesto teatrale, sparse ovunque manciate di semi.
«Che semini, bella principessa?» le chiese il corvo.
«Semino rape: noi si semina rape: son semi di rapa rapiti alla morte, mi pare».
«Avrei vaghezza di saperne di più, sulla rapa».
«Rapa è quella da cui non puoi cavar sangue, imparammo: per questo io che affiso in alto e lontano lo sguardo ho deciso che caverònnelo. Deucalione e Pirra restaurarono l’umanità seminando pietrame, non potrò io suscitare la vita in rapis per rapas?»
«La vita di rape, ciò è sì», precisò il corvo.
«No, la vita sanguigna dell’uomo! La vita-vita, la nostra animale, la mia razionale!» si infervorò la principessa, che come le capitava in questi casi si abbandonò a una serie impressionante di tic nervosi, dei quali si liberò lentamente solo dopo averli ritmati.
«Domina gli strabuzzamenti nel metro siccome poetessa” pensò il corvo, ma se lo tenne per sé».
«Allora, la rapa», riprese la principessa dopo aver avuto ragione delle sue smorfie: «tu vedrai che la rapa è piena e compatta, ed è dura: ma insieme è sugosa: non solo, ma il suo miracolo risiede in certa sua interna trasparenza, come di madreperla: e vi discerni, se affisi lo sguardo, un sottile ricamo di venature, talquale la filigrana. Questa è la rapa, misteriosa ed ambigua, ma poi… tutto questo mistero, questi arabeschi, la sua iridescenza… ohibò, tutta questa bellezza rimane lì, sterile, inattuata come un simbolo vuoto, senza sangue, perché per definizione la rapa non è suscettibil di sangue: per questo io…»
«Susciterollo!» terminò il corvo, contagiato da tanto entusiasmo.
«Al dio degli orti piacendo», sospirò la principessa, cui non piaceva condividere il proprio entusiasmo con nessuno.
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PopCamp

agosto 31, 2009

Una recensione camp del nostro Francesco Pacifico apparsa qualche tempo fa sulla rivista Rolling Stone.

di Francesco Pacifico

«Il miglior modo di nascondere una cosa è metterla in mostra».
Bellissima frase che non si sa mai quando usare. Per i sodomiti della Londra tardovittoriana, invece, era uno stile di vita. Gruppo eterogeneo di poveri, ricchi, nobili, amanti delle cose belle e dell’inversione, in una società che aveva inventato da pochi decenni il concetto di omosessualità per misurarli e ghettizzarli, si trovarono in questa curiosa posizione: non potevano negare di essere molto distanti dal noioso modello britannico di virilità, ma nemmeno ammettere cos’erano. Di fronte ai bisogni contraddittori e ugualmente imprescindibili di segretezza ed espressione, la soluzione era agghindarsi, fare scena, spiazzare per sfuggire alle definizioni. Un garofano verde all’occhiello, una vistosa pelliccia, andarsene in giro a sparare aforismi. Per questo genere di comportamenti cominciò a utilizzarsi la parola camp, che più o meno voleva dire mettersi sulla scena, esibirsi. Da allora la parola ha fatto moltissima strada ed è stata di volta in volta sinonimo di gay, travestitismo, pop (quando esplose come fenomeno negli anni Sessanta e tutti cominciarono a parlarne).
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