Posts Tagged ‘testamento biologico’

Morire di stato

aprile 1, 2010

Con l’articolo seguente inizia una rubrica di sedimentazione mnemonica. Il 2009 è stato attraversato da una serie di scomparse che in un modo o nell’altro sembrano essere collegate da una Statalizzazione della morte. Si seguirà un preciso iter cronologico che a partire dalla morte di Eluana Englaro (passando per Francesco Mastrogiovanni, Stefano Cucchi, Brenda, e la Seconda Repubblica) si concluderà con la morte (avvenuta i primi giorni del nuovo anno) di undici emigrati/rimpatriati nel deserto libico. Sei momenti nei quali si tenterà di ricostruire la vicenda in esame cogliendone gli aspetti meno palesi; a volte si riprodurranno articoli comparsi in riviste e quotidiani italiani; altre, ci saranno delle canzoni a fissare temi non sempre scontati.
L’intenzione della rubrica non è un raccapricciante voyeurismo, bensì ricordare importanti cedimenti dello Stato di diritto, meno evidenti (e più occulti) di quanto avvenuto a Genova nel 2001 o di quanto, ogni giorno, continua ad accadere nelle legislative aule del Parlamento, quando non ridotte e spettatrici degli urgentissimi atti del Consiglio dei Ministri
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di Gianluca Cataldo

01. Decesso di Eluana Englaro 09/02/2009
Pubblichiamo di seguito un estratto di un articolo dal titolo «Testamento biologico», a cura di Chiara Lalli, apparso su Il mucchio selvaggio del mese di marzo.
Il punto di partenza, necessario e indispensabile, è la Costituzione. L’articolo 32 dispone: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
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Ma può rinascere la sinistra?

giugno 18, 2009

Poiché, come cita Leogrande, in politica non esistono spazi vuoti, chi questo spazio effettivamente non lo occupa, è perché si sostanzia di un vuoto strutturale e identitario. Un vuoto che nell’evidenza dei fatti non riesce più a colmarsi della semplice antitesi, come poteva essere inizialmente per la sinistra italiana, alla destra e al berlusconismo, ma va esorcizzato con l’autonomia, concetto assai più complicato e tuttavia inaggirabile di fronte a questioni nevralgiche e fondanti della società (moralità) civile.

di Alessandro Leogrande

Forse non sopravviveremo al berlusconismo. E per una volta, per berlusconismo, non intendiamo una sorta di carattere antropologico degli italiani, un loro sentire e fare maggioritario, un’onda lunga della storia recente che informa la prassi privata e politica indipendentemente da chi effettivamente governa. No: questa volta intendiamo proprio il berlusconismo politico. Oggi, per la prima volta, l’Italia, e soprattutto quel che resta della sinistra italiana, corrono il forte rischio che Berlusconi non abbandoni per molti anni le stanze del potere. Che sia Palazzo Chigi o il Quirinale, che il neonato Pdl arrivi al 40%, al 45% o al 51%, che il peso della Lega sia o meno determinante per gli equilibri parlamentari, l’ipotesi che Berlusconi rimanga saldamente al comando è più che concreta. Allo stesso tempo, però, mai come oggi si ha la sensazione che a produrre questa situazione non sia stata la “rivoluzione berlusconiana” (forte, anche esteticamente, a metà anni novanta; tutto sommato abbastanza senescente oggi), non sia stato un particolare disegno autoritario (per quanto le intenzioni di svuotare delle loro funzioni e autonomia gli altri poteri, legislativo e giudiziario, ci siano tutte), non sia stata (ancora, almeno) l’involuzione sostanziale delle nostre istituzioni. È stato (soprattutto) il crollo disarmante delle opposizioni. La loro liquefazione politica, culturale, sociale. Il loro riprodurre in farsa un ruolo che invece nelle democrazie è nevralgico.
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