Posts Tagged ‘Troppi paradisi’

Maria e la coprofilia: due ipotesi sulla realtà come conseguenza

novembre 9, 2009

di Cristiano de Majo

1. Avevo cominciato a interessarmi al caso MFX quando il video 2girls1cup (due ragazze una coppa) aveva travalicato i confini degli appassionati di coprofilia diffondendosi in modo virale come spettacolo di massa e alimentando il chiacchiericcio sulla rete, la curiosità delle comunità virtuali, tutto un catalogo di reazioni a quella che sembrava un’esperienza inedita ed estrema nel campo del visibile. Nel video, che è in realtà un trailer del film Hungry Bitches (puttane affamate), due ragazze, una bionda e una mora, iniziano a baciarsi e a toccarsi in una stanza. prado_genteSembrerebbe l’inizio di una canonica scena lesbo, ma questa normalità – il già visto – subisce una deviazione inaspettata quando l’inquadratura mostra una delle due, la bionda, defecare in un bicchiere – la coppa del titolo – tenuto in mano dalla mora. Il risultato è perfetto e plastico come un sundae di McDonald’s e, come un gelato, il prodotto viene leccato e mangiato, prima dall’una, poi dall’altra, le quali con un coraggio da leoni si baciano con le bocche tutte sporche, scambiandosi da bocca a bocca resti del prodotto, per arrivare infine alla scena in cui ultra-disgustate vomitano sul prodotto, ma non contente, e, con tutta evidenza, imbeccate dal regista, ricominciano a leccare il prodotto ormai ricoperto del loro stesso vomito per concludere con reciproche vomitate – una nella bocca dell’altra – a ripetizione.
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Intervista a Walter Siti

luglio 29, 2009

Apriamo, con questo pezzo, un piccolo ciclo di interviste che Peppe Fiore ha fatto a personaggi della letteratura, del cinema, del fumetto. Si comincia con Walter Siti.

di Peppe Fiore

«La cocaina è un po’ il simbolo eccellente della nostra società. La nostra è una società dopata, una cocaina a lento rilascio. Perché presuppone desideri sempre più eclatanti, esattamente come il cocainomane ha bisogno di sempre più droga. Ma se questo è vero, è vero anche il risultato: cioè una completa apatia. Io ho l’impressione che, emergenze a parte, quello che domina complessivamente oggi sia davvero una specie di chissenefrega generale: guardiamo il soffitto e speriamo che passi. È vero, intellettualmente sono un po’ disperato di mio. Ma stranamente questa convinzione è più forte quanto più nella vita privata sto bene».
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