Posts Tagged ‘Walter Siti’

La bestia ruminante e la questione del velo

febbraio 11, 2010

di Carlo Mazza Galanti

Di fronte ai discorsi che in questi giorni, sui media francesi, affrontano la questione del velo islamico e della sua legittimità sento muoversi in me un’imbarazzante pulsione regressiva… Perché non riesco riconoscere le ragioni di coloro che si oppongono al velo? Perché, io che con la religione ho un rapporto del tutto esteriore, nel divieto di questo oggetto non vedo altro che un sintomo di oltranzismo laicista e di illuminismo accecato dalla sua stessa luce? Perché immagino strette relazioni tra la nostra imposizione, chiaramente razzista, di conoscenza della costituzione italiana e l’obbligo (proposto come una difesa dei diritti civili) di tenere la testa o il volto scoperto, che in Francia è da qualche anno un punto controverso del dibattito politico-culturale e che ora pare stia procedendo verso una soluzione piuttosto drastica? Forse ultimamente ho letto troppo Pasolini, forse mi sono lasciato plagiare dalle sue mirabolanti provocazioni, come quando si è presentato al convegno dei radicali per sostenere che le persone che non sanno di avere diritti sono molto più umane e simpatiche di quelle che sbandierano diritti a destra e a manca. Il diritto diventato ricatto, strumento di omologazione e di conformismo, o peggio di un fascistoide imperativo identitario, questo mi sembrano oggi certe misure simboliche, come quella del velo, o meno simboliche, come la pretesa della conoscenza linguistica o l’esamino costituzionale per gli aspiranti italiani. Il tutto fa parte di un sinistro e ridicolo dibattito sull’identità nazionale che in Francia, ad esempio, si consuma in altrettanto sinistre e ridicole pretese, come quella che i bambini cantino a scuola, almeno una volta all’anno, la marsigliese. E che mostra il suo volto nascosto ogni volta che prendo un taxi a Parigi e che il tassista africano di turno, approfittando della mia origine straniera, si lamenta del razzismo pesante e strisciante che regna in una città apparentemente aperta, tollerante e cosmopolita. Apprezzo il postino Besancenot, dirigente del NPA, il Nuovo Partito Anticapitalista (il successore del LCR, insomma i vecchi trotskisti), che fa candidare alle amministrative una donna mussulmana e velata, sfidando, oltretutto, le prevedibili resistenze femministe di una parte del suo stesso partito.
(more…)

Una bolla di sapone fatta di Corano e vodka

dicembre 2, 2009

Come Frankenstein di Mary Shelley, gli arabi si sono voluti sostituire al Creatore. Un’utopia multiculturale annunciata da tre libri. Questo articolo è uscito qualche giorno fa sul Riformista.

di Francesco Longo

Che Dubai fosse simile ad una bolla di sapone era sotto agli occhi di tutti. Dubai e la bolla di sapone condividono la stessa mirabile lucentezza, la capacità di catturare la luce e di rifletterla, e il potere segreto di ritrarre il mondo in piccolo, deformato. Ma la bolla effimera dei bambini e il gioiello degli Emirati Arabi hanno in comune anche la tragica vendetta della realtà: la loro scomparsa ricorda che i sogni si infrangono sempre, appena qualcuno apre gli occhi. Da quando è arrivata la notizia che la Dubai World, una holding che controlla le società dell’emirato, era schiacciata da un debito di 59 miliardi di dollari il mondo ha tremato.
Quando Dubai inciampa, cascano Tokyo e Hong Kong. Quando Dubai World chiede, come ha fatto mercoledì scorso, un congelamento del pagamento degli interessi, gli investitori impallidiscono a Francoforte a Parigi e a Londra. Ma il motivo di tale contraccolpo, l’ondata negativa che è partita da Dubai e ha investito i mercati europei e quelli asiatici è dovuta anche alla potenza simbolica di cui questo luogo si è caricato negli ultimi anni. Quando nel mondo si respirava la crisi, a Dubai si innalzavano grattacieli a specchio. Quando in Europa montava la disoccupazione, a Dubai si inaugurava l’Atlantis con il più grande party della storia (con Robert De Niro, Janet Jackson, Denzel Washington). Le cronache dei giornali di tutto il mondo parlarono di una notte fatta di aragoste e champagne. Lo spettacolo dei fuochi d’artificio era visibile dallo spazio. Allora, in Occidente, le società che non venivano assorbite dichiaravano fallimento e recessione era l’unica parola più pronunciata di crisi. Dubai, in questi ultimi anni, è stato il faro acceso per dare speranza che la crisi non fosse mondiale.
(more…)

Maria e la coprofilia: due ipotesi sulla realtà come conseguenza

novembre 9, 2009

di Cristiano de Majo

1. Avevo cominciato a interessarmi al caso MFX quando il video 2girls1cup (due ragazze una coppa) aveva travalicato i confini degli appassionati di coprofilia diffondendosi in modo virale come spettacolo di massa e alimentando il chiacchiericcio sulla rete, la curiosità delle comunità virtuali, tutto un catalogo di reazioni a quella che sembrava un’esperienza inedita ed estrema nel campo del visibile. Nel video, che è in realtà un trailer del film Hungry Bitches (puttane affamate), due ragazze, una bionda e una mora, iniziano a baciarsi e a toccarsi in una stanza. prado_genteSembrerebbe l’inizio di una canonica scena lesbo, ma questa normalità – il già visto – subisce una deviazione inaspettata quando l’inquadratura mostra una delle due, la bionda, defecare in un bicchiere – la coppa del titolo – tenuto in mano dalla mora. Il risultato è perfetto e plastico come un sundae di McDonald’s e, come un gelato, il prodotto viene leccato e mangiato, prima dall’una, poi dall’altra, le quali con un coraggio da leoni si baciano con le bocche tutte sporche, scambiandosi da bocca a bocca resti del prodotto, per arrivare infine alla scena in cui ultra-disgustate vomitano sul prodotto, ma non contente, e, con tutta evidenza, imbeccate dal regista, ricominciano a leccare il prodotto ormai ricoperto del loro stesso vomito per concludere con reciproche vomitate – una nella bocca dell’altra – a ripetizione.
(more…)

Intervista a Walter Siti

luglio 29, 2009

Apriamo, con questo pezzo, un piccolo ciclo di interviste che Peppe Fiore ha fatto a personaggi della letteratura, del cinema, del fumetto. Si comincia con Walter Siti.

di Peppe Fiore

«La cocaina è un po’ il simbolo eccellente della nostra società. La nostra è una società dopata, una cocaina a lento rilascio. Perché presuppone desideri sempre più eclatanti, esattamente come il cocainomane ha bisogno di sempre più droga. Ma se questo è vero, è vero anche il risultato: cioè una completa apatia. Io ho l’impressione che, emergenze a parte, quello che domina complessivamente oggi sia davvero una specie di chissenefrega generale: guardiamo il soffitto e speriamo che passi. È vero, intellettualmente sono un po’ disperato di mio. Ma stranamente questa convinzione è più forte quanto più nella vita privata sto bene».
(more…)

Tra il vero e il falso

luglio 20, 2009

di Cristiano de Majo

jzjoe8

Incontrare una celebrità per strada mi fa sempre provare una specie di vertigine, come se l’esistenza in carne e ossa dei personaggi fosse un’ipotesi la cui verifica ha la portata di una rivelazione sconvolgente.
Quando vedo un personaggio, continuo a guardarlo come per assicurarmi che esista davvero, che non sia un’interferenza dell’etere, l’invasione di campo di una irrealtà sempre più debordante.
Mi è capitato qualche tempo fa a Milano. Passeggiavo per le strade del centro quando, in prossimità di un semaforo, la persona con cui stavo chiacchierando ha attirato la mia attenzione tirandomi per il braccio. Davanti ai miei occhi Simona Ventura e Stefano Bettarini discutevano a una certa distanza ricreando un equilibrio spaziale perfetto, che li faceva apparire manichini viventi. Non si guardavano in faccia, ma sembravano rivolti verso un pubblico fantasma sfruttando i loro profili migliori. Probabilmente la forza dell’abitudine deve imporgli di trovarsi alla presenza di un osservatore esterno anche quando vanno a fare la spesa, come se la sostanza di cui sono composti trovasse un’unica spiegazione nell’esistenza di uno sguardo.
(more…)