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Non multa sed multum. Qualità della vita, qualità letteraria

ottobre 23, 2009

new-logo-novevolt1Questo testo è la seconda parte di un’introduzione alla collana di narrativa Novevolt, curata da Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi, a partire dal 2011, per la casa editrice Zona. Il primo testo può essere letto qui, ed ha il carattere di un’apertura violenta del vaso di Pandora. Questo secondo testo, dopo l’apertura del vaso, ci guarda circospetto dentro, e si interroga sul futuro e la possibilità di scardinarne le pareti, o almeno distanziarle. La collana Novevolt, oltre a proporsi come soggetto culturale nell’organizzazione di un festival letterario nazionale (ULTRA-Festival della letteratura, in effetti) e di altri progetti collaterali, auspicherà una promozione, attraverso piccoli libretti, romanzi brevissimi e racconti lunghi di autori affermati e giovani promesse, di luoghi quali la qualità, la densità e il rischio nella letteratura italiana. Le prime due uscite saranno gli autori Enzo Fileno Carabba e Franz Krauspenhaar. [Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi]

di Alessandro Raveggi

Viviamo, oggi, in una condizione in cui le nostre parole sono un nodo, una tag associata a un’informazione, verso le quali e dalle quali si irradia una rete, alcune reti, nella Rete. La Rete è un modello di autonomia relativa, di libertà limitata e temporanea, meravigliosamente anarchico e labirintico (per i fanatici del labirinto), ma anche ambiguamente accessibile. Siamo completamente accessibili, siamo completamente visibili, purtroppo, ovvero: vulnerabili. La Rete ha le sue falle e i suoi pescecani, che navigano a vista con i propri specchietti per le allodole tra i denti. La possibilità di essere fregati, di essere illusi, di perdere la nostra libertà, è paradossalmente maggiore. Dal Sistema anarco-capitalistico in crisi, dal mainstream che pur sta cercando di mimetizzarsi nella nostre forme di resistenza vitale, quasi biologica – per rinascere quando forse rinasceremo – si è sempre delusi.
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La causa e l’affetto

ottobre 15, 2009

logofactoryVenerdì 2 ottobre è uscito sul Manifesto questo articolo di Giorgio Vasta come introduzione alla writer’s factory – Oronzo Macondo organizzata da Agnese Manni nel cuore del Salento. Una singolare tre giorni con autori e critici impegnati in tavole rotonde, dibattiti e workshop sulla letteratura contemporanea e soprattutto sul suo rapporto con il web. Qui sotto vi lasciamo anche il link del sito Oronzo Macondo, dove potrete curiosare tra le foto e i video dell’evento e leggere gli interventi dei vari protagonisti.

di Giorgio Vasta

Per quale ragione se dalla tastiera del mio computer salta via una lettera io di colpo mi sento sdentato? E perché se la barra spaziatrice smette di funzionare costringendomi a scrivere le parole senza spazi, dando così luogo a un lungo grottesco nastrino alfabetico, ho la sensazione fisica che la mia lingua diventi un blocchetto di gesso inarticolabile? E ancora, come si spiega che se per qualche motivo la connessione a internet non è attiva io non solo non mi limito a constatare il guasto con un sentimento neutro ma subito mi convinco di stare subendo un terribile ingiustizia, la preclusione di un diritto logico, una ghettizzazione che mi esclude da qualcosa che magari non saprei perfettamente definire ma che ha comunque un’importanza capitale? Detto in altri termini: com’è possibile che nel giro di poco più di dieci quindici anni il supporto tecnologico che usiamo per scrivere – con tutte le sue diramazioni e le sue spire molteplici che lo immergono nel fitto della rete – sia entrato così profondamente dentro di noi, nella nostra storia personale, e che questo sia avvenuto mobilitando quote di affettività concreta – di umanità – che solo dieci anni fa ci sarebbero sembrate inimmaginabili e in ogni caso parecchio discutibili?
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